Trasmissione del virus SARS-CoV-2 in ambienti interni: può rimanere infettivo come aerosol per almeno 3 ore.
Sulla piattaforma ScienceDirect è stato pubblicato il giorno 11 giugno 2020 un articolo dal titolo “Modelling aerosol transport and virus exposure with numerical simulations in relation to SARS-CoV-2 transmission by inhalation indoors”.
Sono stati forniti i risultati di una ricerca sulla fisica dell’aerosol e della dispersione di goccioline per la potenziale trasmissione di aerosol di SARS-CoV-2 durante l’attuale pandemia. Sono stati utilizzati modelli basati sulla fisica a diversi livelli di complessità, e sulla base dei precedenti studi e della letteratura già disponibile sui coronavirus, per studiare la possibilità di trasmissione del virus nell’aria.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
In questo lavoro sono stati implementati modelli matematici dei processi fisici relativi all’aerosol in dispersione aerea, focalizzandosi sulla trasmissione per inalazione del virus COVID-19. Da maggio 2020, il mondo scientifico inizia a cercare evidenze del fatto che il virus SARS-CoV-2 si diffusione, non solo per trasmissione del contatto, ma anche per inalazione di un numero sufficiente di particelle virali disperse nell’aria. In effetti. lo studio di Van Doremalen et al. (2020) indica che il virus SARS-CoV-2 può rimanere infettivo come aerosol per almeno 3 ore. Dal momento che i concetti di la trasmissione per goccioline e la trasmissione per via aerea sono ambigue e dipendono da molti fattori lo studio propone che la “trasmissione per inalazione” spiegherebbe meglio come le malattie infettive potrebbero diffondersi.

Recenti studi dimostrano che le piccole particelle di saliva possono rimanere nell’aria per svariate ore prima di cadere a terra, evaporando però in pochi secondi, a differenza delle grosse particelle, che rimangono poco tempo in aria (raggio di circa 1m), evaporando però lentamente.
Parlando, in genere, espelliamo particelle con la dimensione minore di 20 µm, che rimangono nell’aria per un periodo compreso tra 20 minuti e 1 ora.
Invece, le particelle con dimensione compresa tra i 50 µm e i 100 µm, rimangono nell’aria per un periodo compreso tra i 20 secondi e i 3 minuti.

In ogni caso, è accertato che la trasmissione avviene maggiormente quando si hanno contatti ravvicinati tra persone. In particolare il rischio di infezione è causato dal tipo e dalla durata di contatto che si ha avuto.
Nella studio condotto è stato introdotto il dominio del rischio elevato (DER) definito come un volume in evoluzione nel tempo entro il quale una persona che staziona all’interno accumula l’esposizione critica. Utilizzando stime rappresentative per il numero di aerosol espirati e per l’esposizione critica ad aerosol carichi di virus e un valore rappresentativo per la frequenza respiratoria, è stato dimostrato che l’estensione spaziale di DER si estende approssimativamente a quattro metri dalla persona che tossisce. La sensibilità di DER si conferma abbastanza limitata con una tolleranza del 50%.

Sono stati fatti esperimenti per capire l’eventuale trasmissione tramite i condotti d’areazione in ambienti chiusi, come uffici e ospedali. Seppur questo tipo di trasmissione non è la principale, è di fondamentale importanza studiarla per ottenere un quadro clinico più preciso possibile riguardo il Covid-19.
Sottolineiamo l’importanza della distanza fisica e del tempo minimo speso in quei luoghi interni, dove è previsto un alto livello di produzione di aerosol a causa della respirazione forte o del parlare ad alta voce (alto).
Le simulazioni effettuate con il Metodo Montecarlo con e sui sistemi di ventilazione, con diversi tassi di diluizione, ipotizzando nelle simulazioni un flusso turbolento. Uno sguardo più attento ai risultati ha rivelato che il sistema di estrazione ha provocato il decadimento più lento della concentrazione di aerosol ma ha effettivamente rimosso gli aerosol dalla zona di tipica della respirazione umana sollevandoli verso l’alto. Le correnti d’aria e la miscelazione della ventilazione hanno a loro volta diluito le concentrazioni nella zona di respirazione, ma si sono anche innescati flussi di ritorno di aerosol dalla zona alta del soffitto alla zona di respirazione. I flussi d’aria sono complessi e spesso non intuitivi. Quindi, l’unico modo per essere sicuri che una ventilazione funzioni come previsto è valutare attentamente il sistema e fare delle prove di funzionamento.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.







