Rapporto n. 33/2020 in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2
Il 25 maggio 2020 il Gruppo di Lavoro ISS Ambiente-Rifiuti COVID-19 ha pubblicato il Rapporto n. 33/2020 – Indicazioni sugli impianti di ventilazione/climatizzazione in strutture comunitarie non sanitarie e in ambienti domestici in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2.
È ormai comune pensare che non si possa prescindere da una “nuova percezione sociale degli ambienti indoor” che deve trovare una appropriata risposta anche nelle misure di contenimento del rischio di trasmissione del virus SARS-CoV-2.
Al fine di garantire una corretta qualità dell’aria negli ambienti indoor e necessario in questo particolare momento storico valutare, identificare ed attuare appropriate azioni per il contenimento del rischio di trasmissione del virus. Nel rapporto 33/2020 vengono presentate e descritte le principali componenti dei sistemi aeraulici che possono favorire la movimentazione dell’aria in ambienti indoor all’interno di strutture comunitarie non sanitarie e di ambienti domestici e vengono fornite raccomandazioni operative per la gestione di questi impianti.
I destinatari di questo rapporto sono:
- datori di lavoro, gestori,
- amministratori,
- responsabili della sicurezza e operatori di edifici pubblici e privati,
- strutture comunitarie non sanitarie,
- strutture alberghiere,
- uffici,
- locali adibiti ad attività sportive e scolastiche,
- ambienti domestici, ecc.
- le autorità sanitarie che a livello nazionale, regionale e locale sono preposte alla tutela della salute e sono coinvolte nella prevenzione e gestione dei rischi associati alla diffusione del virus SARS-CoV-2.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
Elementi basilari per una corretta valutazione del potenziale di diffusione in ambiente del virus SARS-CoV-2
Sono:
- la temperatura
- l’umidità relativa dell’aria ambiente,
- il tasso di ricambio dell’aria,
- la direzione e l’intensità dei flussi d’aria
- l’aerodinamica delle goccioline in cui è presente il virus, potendo queste variabili influenzare fortemente la distanza di diffusione e di caduta ed il tempo di persistenza in aria.
In particolare, la potenziale presenza in ambiente, in cui vi sia un soggetto contagioso per COVID-19, di droplet nuclei infettanti, contemporaneamente alla presenza di un impianto di ventilazione/climatizzazione in funzione, comporta il rischio che il SARS-CoV-2 possa essere veicolato a distanza, attraverso le condotte di distribuzione dell’aria, quando presenti, o persistere in ambiente, particolarmente in presenza di impianti di climatizzazione locali che ricircolano l’aria.
Le possibili modalità di contagio aereo mediante gli impianti aeraulici sono dovute alle goccioline (droplet) e al bioaerosol (droplet nuclei) di origine respiratoria e, potenzialmente, il bioaerosol originato dagli impianti di scarico fecali.
Gli impianti aeraulici sono un fattore di rischio di contagio aereo da valutare con cura
Perché:
- la movimentazione dell’aria in ambiente può incrementare la gittata delle gocce
- determinare lo spostamento dell’aerosol verso una diversa porzione dell’ambiente
- investendo altri occupanti e favorendone il contagio.
L’apporto di aria esterna determina invece una diluizione degli inquinanti e dei patogeni, riducendo la carica virale media e quindi la probabilità di contagio.
Il ricircolo può diventare invece fonte di rischio.
Inoltre qualora la ripresa dell’aria non avvenga nello stesso ambiente di immissione, in modo bilanciato, questo può comportare la diffusione dei patogeni verso gli ambienti adiacenti.
Importante verificare la velocità dell’aria in tutto l’ambiente, fino ad una quota di 2 metri dal pavimento e in prossimità dei getti d’aria degli impianti, anche se distanti dalle postazioni di lavoro. Velocità superiori a 2 m/s determinano il trascinamento di gocce che non formano aerosol, aumentando in modo significativo il rischio di sospensione di carica virale.
Sono riportate di seguito le principali raccomandazioni generali relative agli impianti HVAC per i componenti:
Unità di trattamento aria (UTA)
Una corretta gestione dell’impianto e interventi regolari di pulizia e manutenzione sono i mezzi con cui assicurare la buona qualità dell’aria fornita agli ambienti serviti.
Ventilconvettori o unità terminali idroniche del tipo fan coil
I ventilconvettori devono essere sottoposti ad interventi di pulizia e manutenzione al fine di prevenire la contaminazione degli ambienti serviti a seguito del rilascio di contaminanti chimici e microbiologici da filtri esausti.
Climatizzatori ad espansione diretta o del tipo a split
Gli split devono essere sottoposti ad interventi di pulizia e manutenzione al fine di prevenire la contaminazione degli ambienti serviti a seguito del rilascio di contaminanti chimici e microbiologici da filtri esausti.
Climatizzatori portatili monoblocco
Devono essere sottoposti alle medesime operazioni di pulizia ordinarie e straordinarie.
La ventilazione può determinare il movimento di masse d’aria da un ambiente ad un altro adiacente, con trasporto dell’eventuale bioaerosol sospeso.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
Proprio perché la trasmissione attraverso l’aria non si può escludere, è necessario valutarla come fattore di rischio. La guida riporta importati indicazioni per la valutazione del rischio, vi sono diverse sezioni:
- Diffusione tra zone distinte
- Raccomandazioni operative per la gestione degli impianti
- Manutenzione degli impianti di ventilazione e condizionamento
Sanificazione di superfici e ambienti interni
Poiché una semplice pulizia meccanica non garantisce il completo allontanamento dei contaminanti microbici, la sanificazione dovrebbe essere articolata in due fasi da espletare in successione: un’accurata detersione, durante la quale vengono rimossi sporco e materiale organico dalle superfici, seguita da un’efficace disinfezione. Se per la detersione si possono utilizzare gli “igienizzanti per ambienti” (contenenti detergenti) durante la concomitante azione meccanica di pulizia delle superfici, per il successivo trattamento di disinfezione sono necessari agenti chimici o fisici in grado di uccidere o inibire i microrganismi e ad effetto virucida quando trattasi di virus.
Ad oggi, in commercio, sono disponibili dispositivi per la sanificazione diretta di superfici e ambienti interni, basati sull’impiego di ozono, raggi UVC, vapore, plasma atmosferico non termico, ioni negativi e perossido di idrogeno allo stato vapore o di plasma. Alcuni di questi trattamenti sono, al momento, in fase di valutazione al fine di accertare e definire la loro efficacia sterilizzante in assenza di effetti avversi per la salute umana, per l’ambiente e gli ecosistemi e per i materiali esposti nelle condizioni di utilizzo proposte dal produttore. Saranno pertanto tema di documenti specifici.
Per quanto riguarda la disinfezione delle superfici è dimostrato che disinfettanti contenenti alcol (etanolo) o a base di cloro (candeggina) sono in grado di uccidere il virus, annullando rapidamente la sua capacità infettante, ma debbono essere scelti in base alla reattività e degradabilità del materiale di cui è costituita la superficie. Per informazioni aggiuntive sui disinfettanti efficaci contro SARS-CoV-2 consultare i Rapporti ISS COVID-19. Inoltre, sul sito della Environmental Protection Agency degli Stati Uniti D’America (US-EPA) è disponibile una lista aggiornata dei disinfettanti utilizzabili contro SARS-CoV-2.
Infine la guida riporta ad un studio recente che ha dimostrato che il SARS-CoV-2 aerosolizzato in condizioni di laboratorio può sopravvivere fino a tre ore, mentre il 99% di virus infettante, trasportato da un mezzo che simulava la saliva, era inattivato dopo 6, 8 minuti se esposto alla luce solare.







