Cosa cambia (davvero) per chi progetta, manutiene e ispeziona gli impianti aeraulici
Il 18 settembre 2025 è entrata a far parte del corpo normativo nazionale italiano la UNI EN 15780:2025, recepimento in lingua inglese della EN 15780 (edizione luglio 2025), che sostituisce la UNI EN 15780:2011. In questo articolo riassumiamo la norma in pillole, evidenziamo le novità rispetto alla 2011, e indichiamo obblighi e opportunità per progettisti, manutentori e ispettori (CVI / ASCS).
1. La UNI EN 15780:2025 in pillole
Titolo: “Ventilation for buildings Ductwork Cleanliness of ventilation systems”. Campo di applicazione: sistemi di ventilazione nuovi ed esistenti, con o senza condizionamento, inclusi i sistemi di estrazione cucine.
Restano esclusi gli ambienti industriali e camere bianche (per i quali valgono norme specifiche).
Struttura: 7 capitoli (corpo “normativo”, con prescrizioni espresse tramite shall e should) e 11 allegati informativi (A–K). Gli allegati non hanno forza prescrittiva, ma contengono i riferimenti operativi (classi, soglie, metodi, esempi di piano di pulizia) che nella pratica progettuale e contrattuale fanno la differenza.
La norma in 6 righe
- Definisce le classi di qualità di pulizia (Bassa / Media / Alta) e i loro ambiti applicativi.
- Stabilisce gli intervalli minimi di ispezione (in mesi) per UTA, filtri, umidificatori, condotti e terminali.
- Fissa i limiti gravimetrici (g/m²) per condotti in esercizio, nuovi e post pulizia.
- Indica la logica “visual first, measure if needed”: prima ispezione visiva, poi misure se c’è disaccordo o incertezza.
- Definisce contenuti minimi obbligatori di Inspection Plan, Cleaning Plan e Cleaning Report.
- Introduce, rispetto alla 2011: l’Allegato J (cucine professionali) e l’Allegato K (wiping test in sito).
2. Cosa cambia rispetto alla versione precedente
2.1 Le tre novità principali
Secondo la Premessa Europea della norma stessa, la EN 15780:2025 introduce due cambiamenti tecnici significativi rispetto alla EN 15780:2011: l’aggiunta dell’Allegato J (kitchen extract ventilation system) e l’aggiunta dell’Allegato K (wiping test method). A queste si affianca un terzo elemento di rilievo: la semplificazione dei limiti per i condotti di estrazione in Allegato A.
Novità 1) Allegato J: cucine professionali finalmente normate
L’Allegato J descrive in modo completo il sistema di estrazione cucina commerciale: cappa, baldacchino/plenum, condotti, serrande tagliafuoco, condotti flessibili (vietati nei tratti principali sono ammessi solo come giunti antivibrazione del ventilatore), silenziatori, serrande di taratura, ventilatore, condotto di scarico, filtrazione a carboni attivi e installazioni per il trattamento aerosol del grasso (riferimento EN 16282 8).
Il cuore operativo dell’Allegato J è la Tabella J.1 sui limiti di deposito di grasso (in µm) misurati con WFTT (Wet Film Thickness Test), che riportiamo:
Spessore deposito grasso | Azione richiesta |
≥ 200 µm (media del sistema) | Pulizia completa del sistema richiesta |
> 500 µm (singola misurazione) | Pulizia localizzata urgente (gestione hot spot) |
≤ 50 µm (verifica post pulizia, WFTT) | Criterio di accettazione post intervento |
Tradotto per il manutentore: 200 µm è uno strato di grasso pari, più o meno, allo spessore di due fogli di carta sovrapposti. Sopra quella soglia, l’intero sistema va pulito. A 500 µm in un singolo punto (“hot spot”), la pulizia non è negoziabile e va eseguita subito in quella zona.
L’Allegato J prescrive inoltre: pannelli di accesso in numero, qualità e dimensione sufficienti (J.18, con regola pratica: massimo 2 m sui condotti orizzontali e montanti; entrambi i lati di serrande, tagliafuoco e attenuatori); rimozione e ripristino obbligatori della protezione antincendio (“Fire protection removed shall be re fitted”); report di pulizia dedicato (“shall be issued”) con contenuti minimi specifici tra cui misure pre/post in µm, documentazione fotografica, schemi con pannelli di accesso e punti di prova, schede di sicurezza dei chimici utilizzati.
Novità 2) Allegato K: il Wiping Test in sito
Fino al 2011, in Europa, il riferimento gravimetrico era il European Vacuum Test dell’Allegato I: cassetta porta filtro, aspiratore, pesata in laboratorio. Tecnicamente solido, ma scomodo: la risposta arriva a giorni di distanza, e in caso di contaminazione aderente (oli, prodotti di combustione, biofilm essiccato) il vacuum test rischia di sottostimare lo sporco.
L’Allegato K introduce il Wiping Test: un metodo a strofinamento con solvente (acetone o isopropanolo) su un’area campione di 100 cm² delimitata da una dima magnetica. Si pesa il panno prima, si strofina, si essicca, si pesa di nuovo. La norma chiarisce che il metodo è “as reliable as the vacuum test method in Annex I” e che su contaminazioni aderenti offre vantaggi di valutazione. L’attrezzatura è leggera, la risposta si ottiene in sito con una bilancia a precisione 0,001 g, e i valori limite (Tabella K.1) sono semplici:
Limite superiore pulizia richiesta | Valore di successo (post pulizia) | Nuovo componente (pre commissioning) |
4,0 g/m² | 2,0 g/m² | 2,0 g/m² |
ATTENZIONE questi sono i limiti legati al metodo del Wiping Test
- non possono in alcun modo essere comparati al NADCA VACUUM TEST (ed ai limiti indicati Linea Guida 2006, Accordo Stato Regioni 2013, ACR 2025)
- i valori K.1 si usano solo quando la valutazione visiva è inadeguata. La norma ribadisce la priorità del giudizio visivo dell’ispettore qualificato; il dato gravimetrico è una conferma oggettiva, non un sostituto della perizia di chi guarda dentro al condotto.
- non sono molto chiare le competenze che deve avere chi effettua il Wiping test pertanto non abbiamo nessuna indicazione metodologica che ci permette di confrontare campionamenti eseguiti da persone diverse su cantieri diversi
- inoltre il fatto di dover avere una bilancia di precisione in cantiere è un elemento di obiettiva difficoltà per chi esegue attività di sanificazione che spesso sono eseguite in ambienti che non permettono il corretto e sicuro utilizzo di una bilancia di precisione pertanto la presunta diminuzione dei tempi di ottenimento del risultato potrebbero essere sfalsati tenendo presente che anche per un NADCA VACUUM TEST si può avere risultato il giorno stesso o massimo il giorno successivo
ATTENZIONE anche a un punto sottolineato dalla Presidenza AIISA: nella procedura di campionamento dell’Annex I (punto I.2 lettera f) la dima/cassetta tocca la superficie raschiando durante l’aspirazione, a differenza del NADCA Vacuum Test in cui la cassetta non tocca la superficie.
- I valori limite NON sono direttamente confrontabili tra i due metodi: dichiarare quale metodo si usa, ogni volta, è obbligatorio.
- Il NADCA VACUUM TEST è una metodologia utilizzata da oltre trent’anni e pertanto ha un’affidabilità che gli altri metodi indicati nella uni 15780 non possono vantare
Novità 3) Semplificazione dei limiti per i condotti di estrazione
Nella 2011, i limiti di accumulo polvere variavano per classe anche sui condotti di estrazione (6,0 / 4,5 / 3,0 g/m² rispettivamente per Bassa/Media/Alta nei ricircoli/secondari). La 2025 unifica e alza la soglia a 9,0 g/m² per tutti i condotti di estrazione, indipendentemente dalla classe. Il livello post pulizia accettabile rimane < 0,3 g/m², uguale per tutte le classi.
Classe di qualità | Mandata / ricircolo / aria secondaria | Condotti di estrazione (NEW 2025) | Livello post pulizia accettabile |
Bassa | < 4,5 g/m² | < 9,0 g/m² | < 0,3 g/m² |
Media | < 3,0 g/m² | < 9,0 g/m² | < 0,3 g/m² |
Alta | < 0,6 g/m² | < 9,0 g/m² | < 0,3 g/m² |
Lettura tecnica: il legislatore europeo ha riconosciuto che i condotti di estrazione hanno tipicamente una contaminazione “di servizio” maggiore (raccolgono l’aria viziata, le polveri ambientali, i contaminanti dell’attività) e che applicare le stesse soglie dei condotti di mandata era poco realistico. Attenzione: alzare la soglia non significa rilassare l’attenzione, significa allinearla allo scopo del condotto.
3.2 Una nota sui riferimenti italiani
Per chi opera in Italia, la 2025 si inserisce in un ecosistema di riferimenti che vale la pena ricordare: Linea Guida 2006 (limite particolato 1 g/m² in esercizio, 0,075 g/m² nuovo), Accordo Stato Regioni 2013 (≤ 1 g/m²), Protocollo Operativo AIISA (< 1 g/m² in esercizio, < 0,075 g/m² nuovo), ACR 2025 (0,75 mg/100 cm² = 0,075 g/m², metodo NADCA). La 2025 è oggi la cornice tecnica europea sopra cui i protocolli italiani lavorano.
Per chi opera in Italia, la UNI EN 15780:2025 non opera nel vuoto normativo. Si inserisce in un sistema di riferimenti che include l’Accordo Stato-Regioni 2013, la Linea Guida Ministeriale 2006, l’ACR 2021 e il Protocollo Operativo AIISA. Un confronto sintetico è utile per comprendere dove la nuova norma si posiziona.
Documento | Limite g/m² | Soglia Post-Pul. | Frequenza Ispezione | Note |
UNI EN 15780:2025 | 0,6–4,5 (mandata) 9,0 (estraz.) | < 0,3 g/m² | 12–48 mesi (classe) | Wiping test K, Vacuum test I |
UNI EN 15780:2011 | 0,6–4,5 (mandata) 3,0–6,0 (estraz.) | Non specificato | 12–48 mesi (classe) | Solo vacuum test |
Accordo Stato-Reg. 2013 | ≤ 1 g/m² | Non spec. | 12 mesi (ispezione visiva) | Applicazione in ambienti sanitari |
Linea Guida 2006 | ≤ 1 g/m² | ≤ 0,075 g/m² | 12–36 mesi (umid.) | Ancora in uso in molte Regioni |
Prot. Operativo AIISA | < 1 g/m² (in eserc.) | < 0,075 g/m² | Per VDR | Standard professionale settoriale |
Fonte: Slide Ing. G. Mangano – AIISA (2025) | UNI EN 15780:2025 Allegato A | Accordo Stato-Regioni 2013
Un elemento tecnico importante segnalato dall’Ing. Mangano (Presidente AIISA) riguarda il metodo di campionamento dell’European Vacuum Test (Allegato I): la procedura prevede che il tubo di ingresso della cassetta raschi la superficie campionata, a differenza del NADCA Vacuum Test in cui la cassetta non tocca la superficie. Questo rende i valori limite non direttamente comparabili tra i due standard. Un dettaglio tecnico che chi fa misure in campo deve conoscere bene.
4. Metodologia di intervento: la logica della norma
La 2025 disegna un ciclo chiuso che il professionista deve presidiare in quattro fasi. Lo schema è semplice; l’applicazione richiede mestiere.
Fase 1 Specifica iniziale (Clausola 5)
In sede di progetto e di consegna (handing over), si deve (“shall”) specificare:
(a) la classe di pulizia attesa,
(b) i criteri e i metodi di misura,
(c) la presenza, posizione e dimensioni dei pannelli di accesso e di pulizia sui disegni as built (riferimenti EN 12097 e EN 16798 3).
Se si prevede pulizia a umido, vanno indicate avvertenze su tenuta all’umidità, finiture interne, pendenze e drenaggi.
Fase 2 Ispezione e cleanliness inspection plan (Clausola 6.2)
L’ispezione segue la regola d’oro: visual first, measure if needed. L’ispezione visiva è sempre il primo passo, sia per decidere se pulire sia per verificare il risultato; le misure (gravimetriche o microbiologiche) intervengono in caso di disaccordo, incertezza o richiesta documentale. I metodi di misura devono essere coerenti (stesso metodo pre e post).
Contenuti minimi dell’Inspection Plan (normativi):
- piano di manutenzione e relativi report (con classe di pulizia e metodi);
- quali sistemi ispezionare (UTA, condotti di mandata/ricircolo/estrazione, terminali, umidificatori, batterie);
- dove ispezionare e dove campionare (con criterio rappresentativo, da motivare a documenti);
- strumenti e attrezzature;
- frequenza di valutazione (“shall be specified”);
- requisiti di qualificazione ed esperienza degli ispettori prima dell’autorizzazione a operare.
Su quest’ultimo punto la norma non specifica titoli formali: è il piano stesso a doverli descrivere. In Italia, la qualifica CVI (Certified Ventilation Inspector) AIISA è la lettura naturale di questo passaggio.
Le frequenze raccomandate di ispezione (Allegato A, Tabella A.2) in mesi:
Classe | UTA | Filtri * | Umidificatori | Condotti | Terminali |
Bassa | 24 | 12 | 12 | 48 | 48 |
Media | 12 | 12 | 6 | 24 | 24 |
Alta | 12 | 6 | 6 | 12 | 12 |
* I filtri seguono le raccomandazioni del costruttore, con questi intervalli come minimi. UTA con umidificazione o raffreddamento adiabatico, e quelle in climi miti/umidi, vanno valutate almeno due volte l’anno indipendentemente dall’uso dell’edificio.
Fase 3 Cleaning Plan (Clausola 6.3) e metodi (6.4)
Se l’assessment indica necessità di pulizia, si deve predisporre un Cleaning Plan con contenuti minimi: sintesi dell’assessment e lista parti da pulire, cronoprogramma, metodi e modalità di accesso, componenti da rimuovere/sostituire, protezione dei locali e informazione agli occupanti, aspetti microbiologici/disinfezione (se pertinenti), target di pulizia e metodi di verifica post clean. I metodi devono essere efficaci, ma non dannosi per l’impianto, le persone e l’ambiente (un’ovvietà da scrivere però in un piano firmato).
Fase 4 Valutazione finale e Cleaning Report (Clausola 7)
La valutazione finale si effettua solo dopo che tutte le parti pulite risultano visivamente “clean”. Le sezioni non pulite a sufficienza devono essere elencate nel report con motivazione e marcate sui disegni informazione che diventa base per risk analysis, piano di manutenzione o adeguamento progettuale.
Il Cleaning Report (normativo) deve contenere:
- dati della ditta esecutrice, responsabile e relativa competenza, date di ispezione/pulizia/valutazione;
- dati dell’edificio e del sistema, proprietario/gestore;
- lista dei documenti forniti (certificati di prodotto, istruzioni costruttore);
- descrizione fisica dei sistemi ispezionati;
- inventario attrezzature;
- metodi e strumenti utilizzati, assessment pre e post (visivo, misurato), evidenza fotografica con posizione dei punti di campionamento, dichiarazione esplicita di eventuali tratti non puliti.
Tradotto: alla fine del lavoro il committente deve avere in mano un documento che se necessario possa essere prodotto in un contraddittorio tecnico, davanti a un’ASL o davanti a un Tribunale. La 2025 alza il livello del reporting da “verbale di intervento” a “oggetto giuridicamente difendibile”.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
5. Obblighi e opportunità per progettisti, manutentori, CVI e ASCS
5.1 Per il progettista HVAC
Obblighi: specificare classe di pulizia, criteri e metodi di misura nei documenti di consegna; prevedere un numero sufficiente di pannelli di accesso con posizioni e dimensioni riportate sull’as built; coordinarsi con installatore e committente sui livelli PDI (Allegato F: Base / Intermedio / Avanzato) per la protezione dei condotti durante trasporto, stoccaggio e cantiere; per le cucine professionali, applicare la geometria di accessibilità dell’Allegato J (max 2 m, entrambi i lati di serrande/tagliafuoco/attenuatori).
Opportunità: trasformare la “manutenibilità della pulizia” in un argomento di valore in fase di gara, e differenziare l’offerta tecnica anche su questo (un impianto progettato per essere pulito vale, nel ciclo di vita, molto più di uno equivalente per CapEx ma indifendibile in manutenzione).
5.2 Per il manutentore aeraulico
Obblighi: operare in base a un Inspection Plan e se serve a un Cleaning Plan documentato; rispettare la sequenza visivo → misura → intervento → verifica visiva → misura post clean, con metodi coerenti pre/post; emettere un Cleaning Report conforme al §7.3 (e §J.16 per cucine); ripristinare integralmente la protezione antincendio ove rimossa per accesso, shall be re fitted non è un’opzione.
Opportunità: passare dal modello “intervento a chiamata” al modello “servizio in abbonamento basato su ispezione regolare” (Tabella A.2 della norma), spostando il valore dal prezzo per intervento al controllo continuo dell’IAQ. Il Wiping Test K.1, per chi sa usarlo, è un acceleratore di vendita: risposta in sito, dato gravimetrico, decisione in giornata.
5.3 Per il CVI Certified Ventilation Inspector
Il punto 6.2.2 della norma richiede che l’Inspection Plan descriva i requisiti di qualificazione ed esperienza degli ispettori prima dell’autorizzazione a operare. La norma non assegna un titolo specifico, ma in Italia la qualifica CVI (Certified Ventilation Inspector) AIISA è oggi la lettura naturale di questo requisito (così riportato dalla Presidenza AIISA nei documenti di commento alla 2025).
Opportunità: il CVI è la figura di terzietà che chiude il cerchio. Per un committente che voglia mettersi al riparo da contenziosi, avere ispezione e verifica firmate da un CVI qualificato è un investimento di rischio, prima ancora che di igiene.
5.4 Per l’ASCS Air Systems Cleaning Specialist
L’ASCS è la figura specializzata nell’esecuzione della pulizia secondo metodo. La 2025 pur senza nominarlo gli affida implicitamente la corretta applicazione del Cleaning Plan, dei metodi di pulizia (6.4: “sufficient to achieve the required level without damaging the system, health/safety and environment”), e del reporting post clean. Opportunità: essere certificati ASCS significa poter accreditare in gara e nei contratti l’aderenza del personale (non solo della ditta) ai metodi previsti dalla norma.
6. Come Techno One ricopre l’intera catena di servizi UNI EN 15780:2025
La 2025 chiede al mercato qualcosa di più di un “buon servizio di pulizia”: chiede una catena di responsabilità documentata, ispezione qualificata, metodologia coerente, reporting non manipolabile, certificazione indipendente. Techno One ha strutturato il proprio servizio esattamente lungo queste linee. Di seguito le cinque caratteristiche distintive.
6.1 Qualifica del processo certificata da A.N.M.D.O.
Il servizio di pulizia e sanificazione dei sistemi aeraulici di Techno One è qualificato in conformità ai requisiti del Protocollo Operativo AIISA–IQC, validato dall’Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera (A.N.M.D.O.). Significa che il metodo di lavoro non è valutato solo sul piano tecnico ingegneristico, ma anche su quello clinico sanitario dagli stessi professionisti che rispondono della sicurezza dei pazienti negli ospedali italiani
6.2 Certificazione digitale PDT® in blockchain
Techno One ha conseguito la certificazione digitale PDT® per il processo di pulizia e sanificazione dei sistemi aeraulici, registrata in blockchain. Significa che ogni documento prodotto è autenticato in modo immutabile: data, contenuto e autore non possono essere alterati retroattivamente. È l’equivalente di firmare davanti a un notaio ma in digitale, istantaneo e permanente.
6.3 Certificato PDT® di sito rilasciato direttamente al committente
È la caratteristica più esclusiva, ed è quella che cambia il rapporto contrattuale. Con Techno One, il committente può richiedere l’estensione della certificazione PDT® al proprio sito specifico: un ente terzo indipendente verifica il lavoro eseguito da Techno One presso la struttura del cliente e rilascia un certificato digitale PDT® di sito intestato direttamente al committente, con il logo di entrambi. Il certificato è soggetto a verifica annuale. Non è una dichiarazione del fornitore: è una certificazione indipendente, intestata a voi.
6.4 Portale MyAir® con tecnologia blockchain
MyAir® è il portale clienti dove il committente accede in tempo reale a tutta la documentazione prodotta nel corso del contratto: rapporti ispettivi, documentazione fotografica e video, referti di laboratorio, verbali di intervento, non conformità e azioni correttive. Ogni documento è autenticato in blockchain, a garanzia di integrità e verificabilità permanente. Ciò che è registrato, resta.
6.5 Indice VIIA® la salute dell’impianto in un numero
Techno One ha sviluppato l’indice proprietario VIIA® per valutare le condizioni igieniche di ogni impianto aeraulico ispezionato. Attraverso un sistema di punteggio strutturato su parametri tecnici e microbiologici, VIIA® comunica in modo immediato e comprensibile lo stato di salute e sicurezza dell’impianto anche a interlocutori non tecnici (Direzione Generale, RSPP, Sanitario). Per il committente significa avere sempre una misura oggettiva e confrontabile nel tempo dell’efficacia del servizio ricevuto.
7. In conclusione
La UNI EN 15780:2025 non è una norma rivoluzionaria: è una norma matura. Mette ordine in un settore che, per anni, ha vissuto sul confine tra raccomandazione e prescrizione, tra protocollo associativo e norma cogente. Definisce con il linguaggio europeo dei shall e degli should chi fa cosa, come lo fa, come lo documenta e come lo verifica.
Per progettisti, manutentori, CVI e ASCS l’effetto pratico è duplice. Da un lato, obblighi più chiari: pannelli di accesso, contenuti minimi di piano e report, metodi coerenti, qualificazione del personale. Dall’altro, opportunità reali: chi adotta per primo la 2025 in modo strutturato si presenta sul mercato con un grado di affidabilità e di difendibilità documentale che diventa elemento competitivo nelle gare, nei capitolati, nei contratti di manutenzione di lungo periodo.
Fonti e riferimenti
- UNI EN 15780:2025 “Ventilation for buildings Ductwork Cleanliness of ventilation systems”, edizione luglio 2025; recepimento italiano (testo inglese) ratificato il 18 settembre 2025. Sostituisce la UNI EN 15780:2011. Elaborata sotto CTI Commissione Centrale Tecnica. ICS 91.140.30.
- EN 15780:2025, European foreword: addition of kitchen extract ventilation system (Annex J); addition of wiping test method (Annex K).
- EN 15780:2025, Annex A (informative) Classi di qualità di pulizia, Tabella A.2 (intervalli di ispezione in mesi), Tabella A.3 (livelli di pulizia accettabili in esercizio), Tabella A.4 (livelli per condotti nuovi pre commissioning).
- EN 15780:2025, Annex F (informative) Protezione, Consegna e Installazione (PDI): livelli Base / Intermedio / Avanzato; collegamento airtightness–cleanliness.
- EN 15780:2025, Annex I (informative) European Vacuum Test method.
- EN 15780:2025, Annex J (informative) Commercial kitchen extract systems: Tabella J.1 (limiti deposito grasso 200/500 µm), accessibilità (Tabella J.2), J.14 (verifica post pulizia ≤ 50 µm con WFTT), J.16 (rapporto di pulizia: contenuti minimi), J.17 (WFTT Wet Film Thickness Test), J.18 (pannelli di accesso), J.19 (calcolo frequenza pulizia).
- EN 15780:2025, Annex K (informative) Wiping test method to evaluate cleanliness on site: equipment (panno idrofobico, solvente acetone/isopropanolo, dima magnetica 100 cm², bilancia 0,001 g), procedura di campionamento e analisi, Tabella K.1 (4,0 / 2,0 / 2,0 g/m²).
- AIISA “UNI 15780:2025: i punti salienti” (Ing. Gregorio Mangano, Presidente AIISA). Documento di commento e raffronto con riferimenti italiani (Protocollo Operativo AIISA, Linea Guida 2006, Accordo Stato Regioni 2013, ACR 2021) e con NADCA Vacuum Test.
- Riferimenti normativi correlati: EN 1886 (involucro UTA), EN 12097 (accessibilità per pulizia), EN 16798 3 (ventilazione edifici non residenziali), EN 16282 8 (trattamento aerosol in cucine commerciali), Regolamento (UE) 528/2012 (BPR Biocidal Products Regulation).
- Protocollo Operativo AIISA–IQC validato da A.N.M.D.O. (Associazione Nazionale Medici di Direzione Ospedaliera).
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.







