Linee Guida per la Manutenzione
Le presenti indicazioni normative riprendono e riassumono, quanto previsto dalle Linee Guida emesse dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015, dal titolo: “Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi”.
Sommario
- 1.1 Premessa
- 1.2 Introduzione linee guida Stato Regioni 2015
- 1.3 Glossario
- 1.4 Protocollo di controllo del rischio legionellosi
- 1.5 Valutazione del rischio legionellosi
- 1.6 Periodicità valutazione del rischio legionellosi
- 1.7 Esiti dei campionamenti e limiti di accettabilità
- 1.8 Gestione degli impianti
- 1.9 Metodi di prevenzione e controllo della contaminazione del sistema idrico
- 2.0 Allegato elenco principali normative
1.1 Premessa
Le presenti indicazioni normative riprendono e riassumono, quanto previsto dalle Linee Guida emesse dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015, dal titolo: “Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi”.
Il Decreto Legislativo 9 Aprile 2008, n. 81 considera il rischio derivante da Legionella, nel suo Titolo X (Esposizione ad agenti biologici).

All’Allegato XLVI sia la Legionella pneumophila sia le rimanenti specie di legionelle patogene per l’uomo (Legionella spp.) sono classificate quali agente biologico del gruppo 2.
Pertanto, sulla base di quanto definito all’Art. 271, il Datore di Lavoro ha l’obbligo di valutare il rischio legionellosi presso ciascun sito di sua responsabilità e, di conseguenza, deve:
- Effettuare la redazione di un completo Documento di Valutazione del Rischio Legionellosi.
- Adottare misure protettive e preventive in relazione al rischio valutato.
Ciascun Datore di lavoro ha l’obbligo di considerare che il Rischio Legionellosi può riguardare sia i propri lavoratori, sia coloro che frequentano ciascun sito di sua responsabilità. Pertanto, si ha l’obbligo di effettuare una valutazione del rischio così da mettere in atto tutte le misure di prevenzione e controllo necessarie, non solamente in risposta ad un caso di Legionellosi, ma prima che questo si verifichi, quale prevenzione del rischio.
Le Linee Guida del 2015 rafforzano il concetto che il Controllo del Rischio Legionellosi non può ora essere perseguito esclusivamente tramite campionamenti d’acqua ma richiede uno studio accurato e dettagliato di ogni singolo impianto potenzialmente a rischio che permetta la definizione e l’applicazione routinaria di un Piano di Controllo basato sulle sue specifiche peculiarità, che tuteli efficacemente lo stabilimento nel quale è esercitato sia sul lato della Salute e Sicurezza, sia sul lato legale e di tutela dell’immagine.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
1.2 Introduzione linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi Stato Regioni 2015
La Conferenza Stato-Regioni, nella seduta del 7 maggio 2015, ha raggiunto un accordo sul documento recante “Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi”.
Il documento riunisce, aggiorna e integra in un unico testo tutte le indicazioni riportate nelle precedenti linee guida nazionali e normative:
- Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi (pubblicate in G.U. del 5 maggio 2000)
- Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-recettive e termali (approvate il 13 gennaio 2005, G.U. n. 28 del 4 febbraio 2005)
- Linee guida recanti indicazioni ai laboratori con attività di diagnosi microbiologica e controllo ambientale della legionellosi (pubblicate in G.U. n. 29 del 5 febbraio 2005).
Le nuove linee guida sono emanate in attuazione del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 “tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, che obbliga i datori di lavoro ad attuare misure di sicurezza appropriate per prevenire i rischi e proteggere tutti i soggetti presenti nei luoghi di lavoro. La legionella è infatti classificata tra gli agenti biologici per i quali la normativa (Titolo X e allegato XLVI del decreto legislativo n. 81 del 2008) prevede l’adozione di misure di prevenzione a seguito del procedimento di valutazione del rischio.
Rispetto alle precedenti linee guida del 2005, le nuove linee guida assumono quindi un carattere di “obbligatorietà” che precedentemente non avevano. Peraltro, il carattere “facoltativo” delle precedenti linee guida era stato di fatto superato dal loro recepimento in forma obbligatoria a livello regionale e locale in molte realtà territoriali, e dalla necessità, per le aziende, di disporre di documentazione comprovante l’adozione di cautele per la prevenzione del rischio, vista la facilità di colonizzazione della legionella.
Facciamo comunque presente le linee guida sono contenute in un “accordo” tra governo, regioni e province autonome di Trento e Bolzano, il cui effetto giuridico è quello di obbligare le parti stipulanti (stato, regioni e province) ad ottemperare agli impegni assunti.
Pertanto, la mancata osservanza delle specifiche prescrizioni in esso contenute non è di per sé sanzionabile, salvo recepimento con specifico provvedimento normativo nazionale o regionale. È però sanzionabile il mancato inserimento del “rischio legionellosi” all’interno del documento di valutazione dei rischi previsto dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro (articoli 17, 271 e 282 del decreto legislativo n. 81 del 2008), e la mancata adozione di misure di gestione del rischio.
Le linee guida sono state aggiornate alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, con l’ausilio tecnico-scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità e di figure istituzionali esperte del settore.
La legionella è un batterio molto diffuso in natura, associato alla presenza di acqua (laghi, fiumi, sorgenti termali, ambienti umidi in genere). La legionella può colonizzare gli ambienti idrici artificiali (reti cittadine di distribuzione dell’acqua potabile, impianti idrici degli edifici, impianti di climatizzazione, piscine, fontane, ecc.) che agiscono come amplificatori e disseminatori del microrganismo.
L’infezione causata dal batterio legionella viene chiamata “legionellosi”. E’ una malattia infettiva grave, a letalità elevata, sottoposta ad un programma di sorveglianza speciale.
Parallelamente al sistema di sorveglianza dei casi italiani, esiste dal 1986 un programma di sorveglianza internazionale della legionellosi nei viaggiatori, al quale aderisce anche l’Italia, attualmente denominato ELDSNet e coordinato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) di Stoccolma, che si basa su una rete di collaboratori nominati dal Ministero della Salute dei vari Paesi.
I casi relativi a turisti vengono inseriti in un database internazionale. La procedura che segue la segnalazione di casi di legionellosi prevede minuziose ispezioni sull’albergo nel quale risulta aver soggiornato il viaggiatore; l’albergo che non riesca ad eliminare la fonte di infezione entro tempi strettissimi, vedrà pubblicato il suo nome sulla sezione del sito dell’ECDC (ELDSNet) accessibile al pubblico. Questa segnalazione rimarrà sul sito finché non verrà inviato un rapporto che comunichi la messa in atto di idonee misure di controllo.
Le nuove linee guida contengono un “Protocollo di controllo del rischio legionellosi” (capitolo 3), diviso in tre fasi sequenziali e correlate: valutazione del rischio, gestione del rischio, comunicazione del rischio.
1.3 Glossario Legionella
Tratto dal testo della linea guida:
- Aerosol: in questo documento è definito come una sospensione di particelle costituite da minuscole goccioline di acqua, in genere con diametro interno < 5 μm, che possono contenere Legionella ed essere inalate in profondità nei polmoni.
- Anticorpo: sostanza che si forma nel sangue e distrugge o neutralizza le tossine o altri componenti microbici noti in genere come antigeni. Gli anticorpi si formano come conseguenza dell’introduzione nel corpo di un antigene di cui sono antagonisti.
- Aria condizionata: un sistema di trattamento dell’aria in cui temperatura, umidità e purezza dell’aria sono controllate entro limiti determinati.
- Aspirazione: vedi microaspirazione.
- Batteri: organismi microscopici, unicellulari o, più raramente, pluricellulari.
- Biocida o disinfettante: sostanza capace di distruggere o inattivare irreversibilmente (in relazione alla concentrazione utilizzata ed al tempo di contatto) i microrganismi, riducendo il loro numero.
- Biocida ossidante: è un disinfettante in grado di ossidare la materia organica (materiale cellulare, proteine che derivano dalla morte di popolazioni microbiche, ecc). I più comuni agenti ossidanti sono il cloro, il bromo, il perossido di idrogeno e l’ozono.
- Biocida non ossidante: è un disinfettante (es. glutaraldeide) che agisce con meccanismi diversi dall’ossidazione, ad esempio attraverso l’interferenza con il metabolismo cellulare.
- Biofilm: è una aggregazione complessa di microrganismi contraddistinta dalla secrezione di una matrice adesiva e protettiva, caratterizzata spesso anche da adesione ad una superficie, sia di tipo biologico che inerte, eterogeneità strutturale, interazioni biologiche complesse ed una matrice extracellulare di sostanze polimeriche, spesso di carattere polisaccaridico.
- Condensatore evaporativo: è un dispositivo che, attraverso uno scambio di calore, permette la condensazione di un gas caldo che scorre all’interno di un circuito chiuso le cui tubazioni sono esternamente irrorate con acqua che, evaporando, permette la condensazione del gas caldo. L’evaporazione è agevolata da un flusso d’aria in direzione opposta al flusso d’acqua di raffreddamento.
- Disinfezione: è un processo irreversibile operato con metodi chimici o fisici che distrugge o inattiva micro-organismi e ne riduce il numero.
- Erogatori sentinella: rubinetti selezionati, di solito il primo e l’ultimo su un sistema di ricircolo dell’acqua calda, per il monitoraggio di routine. Per i sistemi di acqua fredda (o sistemi senza ricircolo dell’acqua calda), i rubinetti più vicini e più lontani dal serbatoio di deposito o il punto nel quale l’acqua entra nell’edificio. La scelta di rubinetti sentinella può anche includere altri rubinetti che possono rappresentare un rischio particolare.
- Filtro HEPA: on tale termine (dall’inglese High EfficiencyParticulate Air filter) si indica un particolare sistema di filtrazione ad elevata efficienza di fluidi (liquidi o gas). È composto da foglietti filtranti di microfibre (generalmente in borosilicato) assemblati in più strati, separati da setti in alluminio. I foglietti filtranti in microfibra hanno il compito di bloccare il particolato presente in sospensione nel fluido da trattare. Le particelle solide possono essere infatti nocive per la salute umana o possono pregiudicare la qualità del prodotto finale che si desidera ottenere. I filtri HEPA fanno parte della categoria dei cosiddetti “filtri assoluti”, a cui appartengono anche i filtri ULPA (Ultra LowPenetration Air). Il termine “filtri assoluti” è giustificato dal fatto che tali dispositivi mostrano un’elevata efficienza di ritenzione, compresa tra l’85% (H10) e il 99,995% (H14) per gli HEPA e tra il 99,9995% (U15) e il 99,999995% (U17) per gli ULPA.
- Inalazione: introduzione con l’inspirazione, nell’apparato respiratorio di sostanze volatili o liquidi aerosolizzati.
- Inibitori di corrosione: prodotti chimici che proteggono i metalli dalla corrosione mediante: (i) promozione di un film sottile di ossido di metallo (passivazione) ad opera di inibitori anodici; (ii) formazione di una barriera fisica (pellicola sottile) per deposizione controllata.
- Inibitori del calcare: sostanze chimiche usate per controllare la formazione del calcare.
- Microaspirazione: inalazione di secrezioni oro-faringee nell’albero bronchiale. E’ un meccanismo di per sé fisiologico, sempre presente in noi anche se non ce ne accorgiamo (per esempio come succede durante il sonno), ma che tende ad accentuarsi in caso di turbe della coscienza e della deglutizione.
- Microrganismo: un organismo di dimensioni microscopiche come i batteri, funghi, protozoi e virus.
- NDMA: N - Nitrosodimetilammina.
- Organoalogenati: vengono indicati come composti organoalogenati i composti organici che contengono nella loro molecola almeno un atomo di alogeno (bromo, cloro, fluoro iodio).
- Pastorizzazione: trattamento termico effettuato a temperatura elevata per un determinato tempo al fine di distruggere i patogeni presenti nell’acqua o in un alimento.
- Real-Time PCR: è un metodo di amplificazione del DNA (reazione a catena della polimerasi o PCR) che può essere rilevata in tempo reale. Il metodo permette anche la quantificazione delle molecole di DNA (q-PCR) presenti nel campione.
- Stagnazione: condizione in cui l’acqua cessa di fluire all’interno di un sistema favorendo, nel tempo, la crescita microbica.
- Torre evaporativa o torre di raffreddamento: è un dispositivo di dissipazione del calore che estrae calore nell'atmosfera attraverso il raffreddamento di un flusso di acqua ad una temperatura inferiore. La dissipazione del calore in una torre di raffreddamento avviene per “evaporazione", in quanto una quota dell'acqua da raffreddare evapora in un flusso di aria in movimento contrario, al fine di fornire un raffreddamento significativo alla parte rimanente del flusso d'acqua.
- THM: trialometani.
- Valutazione del rischio: procedura volta ad identificare e valutare il rischio di legionellosi in sorgenti d’acqua (impianti idrici, torri di raffreddamento, ecc.) in edifici o siti industriali e determinare le azioni necessarie per ridurlo.
- Valvola termostatica di miscelazione (TMV): erogatore in cui la temperatura in uscita è preselezionata e controllata automaticamente dalla valvola che rilascia l’acqua ad una temperatura di solito compresa tra i 42 - 44°C.
1.4 Protocollo di controllo del rischio legionellosi
Tratto dal testo della linea guida:
Introduzione.
Il Protocollo di Controllo del Rischio legionellosi si divide in tre fasi sequenziali e correlate tra loro:
- Valutazione del rischio: indagine che individua le specificità della struttura e degli impianti in essa esercitati, per le quali si possono realizzare condizioni che collegano la presenza effettiva o potenziale di Legionella negli impianti alla possibilità di contrarre l’infezione. Le informazioni relative alla Valutazione del rischio ed al relativo Piano di Controllo devono essere comunicate dall’incaricato della Valutazione al gestore della struttura o a un suo preposto che, a loro volta, dovranno informare tutte le persone che sono coinvolte nel controllo e nella prevenzione della legionellosi nella struttura.
- Gestione del rischio: tutti gli interventi e le procedure volte a rimuovere definitivamente o a contenere costantemente le criticità individuate nella fase precedente. Qualsiasi intervento manutentivo o preventivo attuato deve essere il risultato di una strategia che preveda un gruppo di lavoro multidisciplinare, che consideri tutte le caratteristiche dell’impianto e le possibili interazioni nell’equilibrio del sistema.
- Comunicazione del rischio: tutte le azioni finalizzate a informare, formare, sensibilizzare i soggetti interessati dal rischio potenziale (gestori degli impianti, personale addetto al controllo, esposti, ecc.).
- A tale scopo l’informazione e la formazione sono un elemento essenziale per garantire la corretta applicazione delle indicazioni per la prevenzione ed il controllo della legionellosi. Tale aspetto è valido nei riguardi di qualunque struttura nella quale siano esercitati impianti a rischio legionellosi.
È necessario che il Protocollo venga applicato in ogni struttura (sia civile sia industriale) nel quale siano presenti impianti potenzialmente a rischio legionellosi.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
1.5 valutazione del rischio legionellosi
Tratto dal testo della linea guida:
Per un’efficace prevenzione è d’obbligo che il gestore di ogni struttura effettui la valutazione del rischio legionellosi. La valutazione deve essere effettuata da una figura competente, responsabile dell’esecuzione di tale attività (ad es. igienista, microbiologo, ingegnere con esperienza specifica, ecc.). Le informazioni relative alla valutazione del rischio ed al relativo piano di controllo devono essere comunicate dall’incaricato della valutazione al gestore della struttura o a un suo preposto che, a loro volta, dovranno informare tutte le persone che sono coinvolte nel controllo e nella prevenzione della legionellosi nella struttura.
La valutazione del rischio è fondamentale per acquisire conoscenze sulla vulnerabilità degli impianti. Una corretta valutazione del rischio correlato ad una struttura deve partire da un’ispezione degli impianti a rischio, supportata, qualora disponibili, dagli schemi d’impianto aggiornati.
Tale analisi ispettiva deve essere finalizzata ad individuare i punti critici di ciascun impianto a rischio, in considerazione delle condizioni di esercizio e manutenzione che lo caratterizzano. In base all’ispezione ed agli schemi d’impianto disponibili, deve essere valutato quali siano i punti della rete (idrica ed aeraulica) e le specifiche d’esercizio e di controllo che possano determinare un rischio per gli ospiti e per i dipendenti della struttura.
Tra i fattori di rischio più importanti, da tenere sotto controllo, le linee guida menzionano i seguenti:
- Temperatura dell’acqua compresa tra 20 e 50°C
- Presenza di tubazioni con flusso d'acqua minimo o assente (tratti poco o per nulla utilizzati della rete, utilizzo saltuario delle fonti di erogazione)
- Utilizzo stagionale o discontinuo della struttura o di una sua parte
- Caratteristiche e manutenzione degli impianti e dei terminali di erogazione (pulizia disinfezione)
- Caratteristiche dell’acqua di approvvigionamento a ciascun impianto (fonte di erogazione, disponibilità di nutrimento per Legionella, presenza di eventuali disinfettanti)
- Vetustà, complessità e dimensioni dell’impianto
- Ampliamento o modifica d’impianto esistente (lavori di ristrutturazione)
- Utilizzo di gomma e fibre naturali per guarnizioni e dispositivi di tenuta
- Presenza e concentrazione di Legionella, evidenziata a seguito di eventuali pregressi accertamenti ambientali (campionamenti microbiologici).
Nell’allegato 12 delle linee guida è riportata una lista di controllo per agevolare la raccolta delle informazioni base di riferimento per l’effettuazione di una preliminare stima dei fattori di rischio presenti in una determinata struttura.
1.6 Periodicità valutazione del rischio legionellosi
Tratto dal testo della linea guida:
Per un edificio destinato ad uso uffici è d’obbligo che il gestore di ogni struttura effettui con periodicità (triennale come indicato da DL 81/2008) la valutazione del rischio legionellosi.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
1.7 Esiti dei campionamenti e limiti di accettabilità
Tratto dal testo della linea guida. La linea guida fornisce delle indicazioni sui punti di campionamento da effettuare cap 3.2:
Campionamento
Il campionamento deve essere effettuato prima che venga attuato un qualunque intervento di disinfezione o pratica preventiva (pulizia e/o disinfezione con qualunque metodo) oppure a distanza di un tempo congruo dalla sua esecuzione (rif. dopo circa 48 ore dall’avvenuta messa a regime dell’impianto post intervento).
Il protocollo operativo per effettuare il campionamento è descritto nell’Allegato 3. È opportuno che il numero di campioni sia proporzionato alle dimensioni dell’impianto.
Per ciascun impianto di acqua calda sanitaria devono essere effettuati almeno i seguenti prelievi:
- mandata (oppure dal rubinetto più vicino al serbatoio/i)
- ricircolo
- fondo serbatoio/i
- almeno 3 punti rappresentativi (ovvero i più lontani nella distribuzione idrica e i più freddi)
Per ciascun impianto di acqua fredda devono essere effettuati almeno i seguenti prelievi:
- Fondo serbatoio/i
- Almeno 2 in punti rappresentativi (ovvero il più lontano nella distribuzione idrica ed il più caldo).
Esiti del campionamento
Nelle Tabelle 6 e 7 che seguono sono descritti gli interventi da effettuare, sulla base delle concentrazioni di Legionella rilevate negli impianti idrici, in presenza o meno di casi di legionellosi.
Si sottolinea che il riscontro di positività in un impianto non comprova in modo automatico il nesso di causalità con un eventuale caso di malattia. La Legionella, infatti, è un batterio ubiquitario e, quindi, il suo ritrovamento in un sito ambientale non è correlabile in maniera univoca al caso, a meno che gli accertamenti di biologia molecolare non evidenzino un alto grado di omologia con il ceppo isolato dal malato.
La ricerca del batterio ha comunque significato in termini epidemiologici ed anche preventivi nei confronti di altri soggetti esposti.
Si precisa che le indicazioni riportate nelle Tabelle 6 e 7 sono da intendersi valide anche per gli impianti esercitati presso tutti gli altri siti civili e per tutti i siti industriali, ad esclusione di:
- Strutture nosocomiali/sanitarie
- Impianti che erogano acque termali.
- Impianti di umidificazione dell’aria che utilizzano acqua.
In quanto le situazioni indicate, nei primi due punti, devono essere contraddistinte da assenza di Legionella (ossia inferiore al limite di rilevabilità del Metodo d’analisi normato utilizzato).
Periodicamente come segue, se non altrimenti disposto:
- Dopo circa 48 ore dalla disinfezione.
- Se il risultato è negativo, dopo 1 mese.
- Se anche il secondo controllo risulta negativo, dopo 3 mesi.
- In caso si confermi, anche con il terzo controllo la negatività, dopo 6 mesi o periodicamente, secondo quanto previsto dalla valutazione e dal relativo Piano di controllo del rischio.
- Nel caso in cui uno dei campionamenti evidenzi positività, essa dovrà comportare un’ulteriore azione di controllo da valutarsi sulla base delle Tabelle 6-7 e di quanto raccomandato dal responsabile della valutazione del rischio e/o dall’Organo di Controllo.
Il Dipartimento di Prevenzione o altro organo di controllo, per quanto di competenza, può disporre controlli.
1.8 Gestione degli impianti
Tratto dal testo della linea guida
Gestione degli impianti idro-sanitari
Tutti i gestori di strutture sanitarie, di ricovero, recettive, termali, ad uso collettivo ed industriali devono garantire l’attuazione delle seguenti misure di controllo:
- La temperatura dell'acqua fredda non dovrebbe essere > 20°C. Qualora l’acqua distribuita attraverso la rete idrica superi il suddetto valore si possono creare condizioni per la moltiplicazione di Legionella anche in tale rete. Qualora presente, tale criticità e il possibile rimedio devono essere considerati nella valutazione del rischio, applicando adeguate misure di disinfezione;
- Se praticabile, ispezionare periodicamente l'interno dei serbatoi d'acqua fredda: nel caso ci siano depositi o sporcizia, provvedere alla pulizia, e comunque disinfettarli almeno una volta l'anno con 50 mg/L di cloro residuo libero per un'ora. La stessa operazione deve essere effettuata a fronte di lavori che possono aver dato luogo a contaminazioni o a un possibile ingresso di acqua non potabile. Nel caso in cui la disinfezione per iperclorazione non potesse essere applicata, tale mancanza deve essere compensata dall’implementazione di un’attività alternativa, il cui effetto sia valutato almeno altrettanto valido (ad es. disinfezione su base continua da applicarsi sulla tubazione di reintegro al serbatoio);
- Svuotare e disinfettare (se necessario anche disincrostare) i bollitori/serbatoi di accumulo dell'acqua calda sanitaria (compresi i boiler elettrici) almeno due volte all'anno e ripristinarne il funzionamento dopo accurato lavaggio. Nel caso in cui tale sanificazione non potesse essere applicata, tale mancanza deve essere compensata dall’implementazione di un’attività alternativa, il cui effetto sia valutato almeno altrettanto valido;
- Disinfettare l’impianto dell'acqua calda sanitaria con cloro ad elevata concentrazione (cloro residuo libero pari a 50 mg/L per un'ora o 20 mg/L per due ore) o con altri metodi di comprovata efficacia, dopo interventi sugli scambiatori di calore. Nel caso in cui la disinfezione per iperclorazione non potesse essere applicata, tale mancanza deve essere compensata dall’implementazione di un’attività alternativa, il cui effetto sia valutato almeno altrettanto valido;
- Ispezionare mensilmente i serbatoi dell'acqua sanitaria. Accertarsi che tutte le coperture siano intatte e correttamente posizionate;
- Accertarsi che eventuali modifiche apportate all'impianto, oppure nuove installazioni, non creino rami morti o tubazioni con scarsità di flusso dell'acqua o flusso intermittente. Ogniqualvolta si proceda a operazioni di disinfezione, occorre accertarsi che siano oggetto del trattamento anche i rami stagnanti o a ridotto utilizzo, costituiti dalle tubazioni di spurgo o prelievo, le valvole di sovrappressione ed i bypass presenti sugli impianti;
- Ove si riscontri un incremento significativo della crescita microbica che possa costituire un incremento del rischio legionellosi, utilizzare appropriati trattamenti disinfettanti;
- Provvedere, se necessario, a applicare un efficace programma di trattamento dell’acqua, capace di prevenire sia la formazione di biofilm, che potrebbe fungere da luogo ideale per la proliferazione della Legionella, sia la corrosione e le incrostazioni che, indirettamente, possono favorire lo sviluppo microbico;
- Ove le caratteristiche dell’impianto lo permettano, l'acqua calda sanitaria deve avere una temperatura d’erogazione costantemente superiore ai 50°C. Per evitare il rischio di ustioni è necessario installare rubinetti dotati di valvola termostatica (TMV). Qualora le caratteristiche dell’impianto o il rischio ustioni non possa essere mitigato con rubinetti dotati di valvola termostatica e quindi la temperatura d’esercizio d’impianto ricada all’interno dell’intervallo di proliferazione della Legionella (< 50°C) compensare questo fattore di rischio con l’implementazione di un’attività avente efficacia analoga (es. disinfezione su base continua dell’impianto, incremento degli spurghi dei serbatoi e dei flussaggi delle erogazioni). Motivare tale implementazione nel documento di valutazione del rischio legionellosi;
- Le TMV sono degli elementi a rischio e a volte a valle di esse non è possibile mantenerne il controllo della contaminazione per mezzo del calore o l’aggiunta di biocidi nel sistema dell’acqua calda e fredda. Alcune TMV hanno un meccanismo che rende nella pozione terminale il flussaggio con acqua calda. Dove questo non è possibile dovrà essere limitata la contaminazione attraverso la pulizia, decalcificazione e disinfezione delle TMV e di ogni elemento associato ad esse (es. docce, rubinetti, ecc.);
- Nelle strutture recettive, prima che le camere siano rioccupate, è necessario fare scorrere l'acqua (sia calda che fredda sanitaria) da tutti gli erogatori ivi presenti, per almeno 5 minuti;
- Mantenere le docce, i diffusori delle docce e i rompigetto dei rubinetti puliti e privi di incrostazioni, sostituendoli all'occorrenza, preferendo quelli aperti (es. a stella o croce) rispetto a quelli a reticella e agli aeratori/riduttori di flusso);
- In tutti gli edifici a funzionamento stagionale, prima della riapertura, procedere ad una pulizia completa dei serbatoi e della rubinetteria ed ad una disinfezione dell’intera rete idrica, facendo anche defluire a lungo l’acqua da tutte le erogazioni da essa servite;
- Nelle strutture abitative condominiali con impianto idro-sanitario centralizzato, l’amministratore di condominio è tenuto ad informare e sensibilizzare i singoli condomini sull’opportunità di adottare le misure di controllo sopraelencate;
- L'acqua utilizzata nei circuiti di fontane decorative, piscine e vasche per idromassaggi, esposte a scopo dimostrativo, in occasione di fiere o esposizioni, deve essere disinfettata con mezzi fisici e/o chimici
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
1.9 Metodi di prevenzione e controllo della contaminazione del sistema idrico
Tratto dal testo della linea guida.
ALLEGATO 13: Metodi di prevenzione e controllo della contaminazione del sistema idrico
Misure a breve termine
Poiché in assenza di interventi strutturali i metodi massivi di disinfezione non sono sufficienti ad eliminare definitivamente la presenza di Legionella dalle reti di distribuzione di acqua calda, è necessario mettere in atto le seguenti misure a breve termine indicate, in ogni caso, come buone pratiche di manutenzione di un impianto idrico per prevenire e contenere la contaminazione:
- Decalcificazione degli elementi meno usurati mediante immersione in soluzione acida (acido sulfamico, acido acetico, ecc.) e successiva disinfezione, per un tempo non inferiore a 30 min, in acqua fredda contenente almeno 50 mg/L di cloro libero.
- Sostituzione di giunti, filtri ai rubinetti, soffioni e tubi flessibili usurati alle docce, nonché di ogni altro elemento di discontinuità. La frequenza della sostituzione è usualmente in funzione delle caratteristiche dell’acqua. Ad esempio maggiore è la durezza dell’acqua, più frequente sarà la formazione di calcare e quindi l’usura degli elementi idraulici.
Nell’espletamento delle operazioni sopra descritte occorre operare in conformità ai dettami del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., al fine di attuare tutte le misure di sicurezza necessarie ad esercitare la tutela prevista nei confronti del rischio di esposizione degli operatori e degli utenti a Legionella nelle strutture sottoposte a trattamento.
Misure a lungo termine
Filtrazione al punto di utilizzo
La microfiltrazione consente la rimozione di Legionella dall’acqua in uscita al punto di utilizzo mediante l’impiego di una barriera meccanica (0,2 μm). E’ un sistema di trattamento localizzato, facile da installare, basato sull’impiego di filtri che devono essere sostituiti con regolarità a causa del progressivo intasamento. Trova applicazione, in particolar modo, nei reparti dove sono ricoverati pazienti ad elevato rischio.
Trattamento Termico:
Numerosi studi hanno dimostrato l’effetto inattivante prodotto dall’incremento di temperatura dell’acqua calda nelle reti idriche ospedaliere ed alberghiere. Negli impianti, ove l’acqua è costantemente mantenuta a temperature comprese tra 50 e 55°C, viene inibita la proliferazione di Legionella. Valori superiori a 60°C riducono il numero di colonie in modo proporzionale al tempo di esposizione (pastorizzazione).
Per il trattamento di disinfezione si utilizzano due approcci:
- lo shock termico
- e la disinfezione termica.
Shock termico
Procedura
Consiste nell’elevare la temperatura dell’acqua a 70-80°C per tre giorni consecutivi assicurando il suo deflusso da tutti i punti di erogazione per almeno 30 min al giorno. Alcuni autori raccomandano lo svuotamento preventivo dei serbatoi di acqua calda, la loro pulizia e la successiva decontaminazione con 100 mg/L di cloro per 12-14 ore. Durante lo shock termico è fondamentale verificare che la temperatura dell’acqua raggiunga o ecceda i 60°C nei punti distali dell’impianto, altrimenti la procedura non assicura il raggiungimento dell’obiettivo. Al termine del trattamento occorre effettuare un controllo batteriologico su campioni di acqua prelevati nei punti distali dell’impianto. In caso di risultato sfavorevole, è necessario ripetere l’intera procedura fino alla decontaminazione della rete. In seguito occorre verificare periodicamente la presenza del batterio applicando i criteri riportati nel Capitolo 3.
Vantaggi
Non richiede particolari attrezzature e quindi può essere messa in atto immediatamente, soprattutto in presenza di un cluster epidemico.
Svantaggi
Questa procedura, pur garantendo una buona efficacia, è di difficile attuazione in quanto spesso gli impianti non permettono il raggiungimento di dette temperature. Ha costi elevati in quanto richiede un elevato consumo di energia tale, a volte, da non essere compatibile con le vigenti disposizioni in materia di risparmio energetico. Inoltre, può essere causa di ustioni agli utenti della rete idrica.
- Richiede tempo e personale nonché l'installazione di sonde remote e strumenti per il controllo sia del tempo di scorrimento che della temperatura dell’acqua nei serbatoi e nei punti distali.
- È una modalità di disinfezione sistemica ma temporanea, in quanto non impedisce la ricolonizzazione dell’impianto idrico in un periodo di tempo variabile da alcune settimane ad alcuni mesi dal trattamento qualora la temperatura dell’acqua circolante scenda al di sotto dei 50°C.
- La tenuta idraulica dell’impianto potrebbe essere compromessa da ripetuti shock termici soprattutto in presenza di tubazioni in materiale plastico.
- Durante il trattamento è necessario interdire l’uso dell’acqua calda sanitaria da parte degli utenti e degli operatori al fine di evitare il rischio di ustioni.
Disinfezione termica: Mantenimento costante della temperatura a 60°C a monte della miscelazione con acqua fredda
Procedura
i applica agevolmente agli impianti con doppio sistema di regolazione della temperatura dell’acqua, nei quali il primo (costituito da un termostato regolato a 60°C) serve a regolare la temperatura di accumulo nei bollitori, mentre il secondo (costituito da un miscelatore con acqua fredda posto all’uscita del bollitore) viene impiegato nel controllo della temperatura di distribuzione di acqua calda a 48-53°C. In base alle temperature utilizzate, la Legionella non può svilupparsi nei bollitori, ma soltanto nelle reti di distribuzione e di ricircolo.
La disinfezione termica di questi impianti viene effettuata applicando la seguente procedura:
- si innalza a 65°C la temperatura di produzione dell’acqua calda sanitaria all’interno dei bollitori (regolazione primaria);
- si inibisce la miscelazione con acqua fredda attivando un by-pass al miscelatore mediante l’impiego di una valvola elettrica a due vie asservita ad un orologio programmatore;
- si effettua il ricircolo dell’acqua a 55-60°C in tutto l’impianto di distribuzione per almeno 30 min al giorno, preferibilmente durante le ore notturne al fine di limitare il consumo di acqua da parte degli utenti.
Vantaggi
Negli impianti dotati del doppio sistema di regolazione della temperatura descritto in precedenza, può essere messa in atto immediatamente. Non introduce contaminanti o sottoprodotti di disinfezione.
Svantaggi
Questa procedura, pur garantendo una buona efficacia, richiede un elevato consumo di energia tale, a volte, da non essere compatibile con le vigenti disposizioni in materia di risparmio energetico. Inoltre, può essere causa di ustioni agli utenti della rete idrica.
Nel caso di impianti in cui l’acqua calda è prodotta e distribuita a 48-50°C (ovvero ad una temperatura leggermente superiore a quella di utilizzo) la regolazione finale è lasciata ai singoli rubinetti (impianti con singola regolazione). In tali condizioni, a causa della minore temperatura, il batterio della Legionella può colonizzare sia i bollitori che le reti di distribuzione e di ricircolo. La disinfezione termica di questi impianti non è agevole dal momento che:
- possono essere utilizzati solo sistemi di regolazione a punto fisso con almeno due livelli (quello di esercizio a 48-50°C e quello di disinfezione a 65°C);
- è difficile tenere sotto controllo il tempo di disinfezione in quanto occorre elevare la temperatura non solo ai bollitori, ma anche nelle reti di distribuzione;
- anche dopo il trattamento, si è costretti a distribuire acqua troppo calda, non essendo presente una regolazione indipendente a valle dei bollitori.
Normalmente, considerando tali difficoltà, è opportuno modificare il sistema di regolazione adottando quello basato sull’uso del termostato e del miscelatore.
Irraggiamento UV
La luce ultravioletta a 254 nm è in grado di inattivare i batteri dimerizzando la timina presente nel DNA in modo da ostacolarne la replicazione. E’ un metodo alternativo di disinfezione efficace in prossimità del punto di applicazione. Non avendo effetto residuo, non è adeguato, come unica modalità, al trattamento di un intero edificio dal momento che Legionella persiste nel biofilm, nei punti morti e nelle sezioni stagnanti dell’impianto.
Procedura
L’apparecchio deve essere installato in prossimità del punto di utilizzo. L’acqua fluisce all’interno di una camera idraulica, dove viene esposta alla luce ultravioletta generata da lampade al mercurio. All’origine dell’irraggiamento UV è necessario applicare lo shock termico o la clorazione al fine di contenere la contaminazione microbiologica nel resto dell’impianto.
Vantaggi
L’apparecchio viene facilmente installato negli impianti idrici pre-esistenti. Non sono stati riscontrati effetti avversi alle caratteristiche igienico-sanitarie dell’acqua o all’integrità delle tubature. A differenza di quanto accade con i disinfettanti chimici, il sapore dell’acqua non viene influenzato. Ad oggi non è stata riscontrata la formazione di sottoprodotti.
Svantaggi
L’irraggiamento UV risulta efficace se lo spessore del filetto fluido è limitato (in genere fino a 3 cm) e se l’acqua è scarsamente torbida. La mancanza di effetto residuo nei punti distali ne limita le potenzialità.
Clorazione
Il cloro è un agente ossidante utilizzato con successo nel controllo igienico-sanitario delle acque potabili. L’inattivazione e la soppressione di L. pneumophila richiedono una concentrazione costante compresa tra 1 e 3 mg/L. Per il trattamento di disinfezione si utilizzano due approcci:
- Iperclorazione shock
- Iperclorazione continua
Tali procedure implicano un conseguente aumento della concentrazione in acqua del cloro residuo e dei potenziali sottoprodotti di disinfezione. La concentrazione ottimale di cloro da impiegare nei due approcci varia in base alle proprietà chimiche e chimico-fisiche dell’acqua e alle caratteristiche strutturali dell’impianto. Inoltre, dal momento che la sua attività biocida decresce rapidamente in ambiente alcalino, è necessario mantenere il pH dell’acqua a valori compresi tra 6 e 7 al fine di ridurre la sua concentrazione senza alterarne l’efficacia.
Iperclorazione shock
Procedura
Viene praticata, dopo aver disattivato il riscaldamento del boiler ed atteso il raffreddamento dell’impianto a temperature non superiori a 30°C, sull’acqua fredda di reintegro effettuando una singola immissione di disinfettante (ipoclorito di sodio o di calcio) fino ad ottenere concentrazioni di cloro residuo libero di 20-50 mg/L in tutta la rete, ivi compresi i punti distali.
Dopo un periodo di contatto di 2 h per 20 mg/L di cloro oppure di 1 h per 50 mg/L di cloro, l’acqua presente nel sistema di distribuzione viene drenata e sostituita con una nuova immissione di acqua fredda in quantità tale da ridurre la concentrazione di cloro residuo entro l’intervallo di 0,5-1,0 mg/L presso i punti distali dell’impianto.
Vantaggi
L’iperclorazione shock è un trattamento disinfettante forte.
Svantaggi
È una modalità di disinfezione sistemica ma temporanea, in quanto non impedisce la ricolonizzazione dell’impianto idrico in un periodo di tempo variabile da alcune settimane ad alcuni mesi dal termine del trattamento. Ha un’azione fortemente corrosiva nei confronti dei materiali impiegati nelle reti idriche. Durante il trattamento è necessario interdire l’uso dell’acqua calda sanitaria da parte degli utenti e operatori al fine di evitare l’esposizione ad elevate concentrazioni del disinfettante.
Iperclorazione continua
Procedura
Si ottiene con l’aggiunta continua di cloro che può essere introdotto, di norma, sotto forma di ipoclorito di calcio o di sodio. I livelli residui di cloro in questo caso possono variare a seconda della qualità dell’acqua, del flusso e della presenza di biofilm; ad ogni modo il disinfettante residuo deve essere compreso tra 1 e 3 mg/L.
Vantaggi
L’iperclorazione continua è una modalità di disinfezione generale che garantisce una concentrazione residua del disinfettante in tutto il sistema di distribuzione dell’acqua in modo da minimizzare la colonizzazione da Legionella nei punti distali.
Svantaggi
Il cloro è corrosivo e può provocare danni alle tubature. La concentrazione necessaria al trattamento non è compatibile con gli standard attuali sull’acqua potabile sia in termini di disinfettante residuo che come formazione di sottoprodotti. Pertanto, durante tutta la durata dell’iperclorazione continua, si raccomanda l’adozione di misure cautelative nei confronti di pazienti e/o operatori affetti da patologie cutanee o, comunque, sensibili alla presenza di cloro residuo ai livelli impiegati. E’ inoltre necessario interdire l’uso potabile dell’acqua calda sanitaria (in particolare nella preparazione di cibi e bevande calde), informando al contempo l’utenza.
Disinfezione con biossido di cloro
Il biossido di cloro è stato utilizzato con successo in acquedottistica e successivamente applicato nel controllo della contaminazione da Legionella negli impianti per la produzione di acqua sanitaria. Rispetto al cloro ha il vantaggio di essere più attivo nei confronti del biofilm. Mostra una diversa efficacia in funzione dei materiali impiegati nella rete di distribuzione (maggiore su gomma rispetto alla plastica, mentre non sembra impiegabile in presenza di tubazioni in rame).
Procedura
Il biossido di cloro viene prodotto in loco utilizzando un apposito generatore installato in prossimità del punto di immissione in rete. La concentrazione efficace consigliata da alcuni autori varia tra 0,1 e 1,0 mg/L a seconda delle peculiarità dell’impianto, delle caratteristiche chimiche dell’acqua e del livello quali-quantitativo della contaminazione da Legionella.
In caso di forte contaminazione microbiologica, è stato proposto il lavaggio temporaneo della rete di distribuzione con biossido di cloro a concentrazioni comprese tra 5 e 10 mg/L, assicurando il flussaggio di tutti i punti di prelievo. Al termine del breve trattamento shock, durante il quale deve essere interdetto il consumo dell’acqua calda sanitaria ad uso potabile, quest’ultima viene drenata e sostituita con un nuovo apporto fino a ridurre la concentrazione del biocida ai livelli di routine (0,1-1,0 mg/L).
Vantaggi
La sua azione non è influenzata dal pH dell’acqua trattata o dalla presenza di inibitori della corrosione. Non produce composti organoalogenati. Riduce la crescita del biofilm.
Svantaggi
Dà luogo alla formazione di sottoprodotti inorganici (clorito e clorato) della disinfezione. Alle concentrazioni più elevate (> 0,4 mg/L) manifesta un’azione corrosiva nei confronti delle reti di distribuzione dell’acqua calda sanitaria ed influisce negativamente sulla qualità dell’acqua distribuita.
Ozonizzazione
L’ozono è un eccellente biocida in grado di danneggiare irreversibilmente il DNA dei microorganismi. Viene introdotto in acqua alla concentrazione di 1-2 mg/L da un generatore operante in funzione della velocità di flusso dell’acqua da trattare. Essendo caratterizzato da un tempo di emivita estremamente breve non mostra effetto residuo, per cui non può essere impiegato nel trattamento sistemico dell’impianto. Ha un minimo impatto sul biofilm, produce sottoprodotti e, ad alte dosi, può danneggiare le condutture. La sua efficacia risulta moderatamente influenzata dal pH e dalla temperatura dell’acqua.
Disinfezione con monoclorammina
Il trattamento con monoclorammina viene impiegato da oltre 20 anni negli USA per la disinfezione delle acque potabili. In Italia è stato recentemente sperimentato nel trattamento di disinfezione dell’acqua calda sanitaria.
Procedura
Viene introdotto in acqua alla concentrazione di 2-3 mg/L.
Vantaggi
Ha la stessa modalità di azione del cloro, ma decade più lentamente in quanto è scarsamente volatile e non forma trialometani con la sostanza organica disciolta. La maggiore persistenza in acqua rispetto al cloro e al biossido di cloro ne assicura una più efficace diffusione nelle zone stagnanti e all’interno del biofilm. In generale presenta una maggiore compatibilità con i materiali impiegati nelle reti di distribuzione. E’ tuttavia incompatibile con alcuni tipi di gomma impiegata nelle guarnizioni idrauliche.
Svantaggi
Alcuni studi hanno evidenziato la formazione di N-nitrosodimetilammina e un incremento della concentrazione dello ione nitrito. Allo stato attuale necessita di ulteriori conferme sperimentali.
Ionizzazione rame-argento
Metalli come il rame e l’argento sono noti agenti battericidi: l’effetto è dovuto principalmente alla loro azione sulla parete cellulare del microrganismo, che comporta una distorsione della permeabilità cellulare. Ciò, unito alla denaturazione proteica, determina la lisi cellulare.
Procedura
Gli ioni rame ed argento sono generati elettroliticamente in quantità proporzionale all’intensità di corrente applicata agli elettrodi ed al tempo di elettrolisi. La concentrazione in acqua, proposta da alcuni autori, è di 0,02-0,08 mg/L per lo ione argento e di 0,2-0,8 mg/L per lo ione rame.
L’impiego di questa tecnica necessita di verifiche sperimentali sull’efficacia nel sistema di applicazione.
Vantaggi
Il metodo è di facile applicazione e non è influenzato dalla temperatura dell’acqua. Inoltre, a causa dell’accumulo del rame nel biofilm l’effetto battericida persiste per alcune settimane dalla disattivazione del sistema di trattamento riducendo la possibilità di ricolonizzazione. Ad oggi non è stata riscontrata la formazione di sottoprodotti di disinfezione.
Svantaggi
Poiché le concentrazioni degli ioni rame ed argento sono soggette a fluttuazioni, è necessario controllare sistematicamente il loro valore nonché il pH dell’acqua (valore ottimale: 6-8). Sia il cloro libero residuo che gli inibitori della corrosione possono alterare la concentrazione degli ioni rame, riducendone l’efficacia.
Tale tecnica non è adatta al trattamento di reti idriche in acciaio inox, acciaio zincato e rame a causa di fenomeni ossido-riduttivi che si possono innescare tra le tubazioni ed il disinfettante.
Disinfezione con perossido di idrogeno e ioni argento
Il trattamento viene effettuato tramite una soluzione stabile e concentrata contenente perossido di idrogeno (acqua ossigenata) e ioni argento, sfruttando l’azione battericida di ciascun componente e la sinergia che tra di loro si sviluppa (effetto catalitico dello ione argento). L’impiego di questo disinfettante è relativamente recente e necessita ulteriori conferme sperimentali.
Procedura
Il reagente, in soluzione stabilizzata, viene immesso in rete mediante una pompa dosatrice controllata da un idoneo dispositivo di regolazione in funzione del flusso dell’acqua da trattare.
La concentrazione in acqua proposta da alcuni autori per il controllo della contaminazione della rete idrica è di 10 mg/L per il perossido di idrogeno e di 10 μg/L per lo ione argento.
Vantaggi
L’azione ossidante del perossido di idrogeno è meno aggressiva di quella esercitata dal biossido di cloro o dal cloro. Ad oggi non è stata segnalata la formazione di sottoprodotti inorganici ed organici.
La concentrazione di ioni argento è estremamente modesta e se ben gestita non determina carichi inquinanti.
Svantaggi
Allo stato attuale non esistono ancora prove esaustive sul comportamento dinamico di tale disinfettante nel tempo. Uno studio recente ha evidenziato la sua scarsa efficacia nei confronti di Legionella pneumophila sierogruppo 1 sottotipo Philadelphia.
Poiché le concentrazioni di perossido di idrogeno e di ioni argento sono soggette a fluttuazioni, è necessario controllare sistematicamente il loro valore. Tale tecnica non è adatta al trattamento di reti idriche in acciaio zincato dal momento che lo zinco è in grado di rimuovere l’argento per ossidoriduzione.
Disinfezione con acido peracetico
Alcune esperienze hanno dimostrato una discreta efficacia di questo biocida nei trattamenti shock.
2.0 Allegato Tecnico Principali Normative
Riepiloghiamo, la NORMATIVA DI RIFERIMENTO:
- DL 81/2008 Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro del 10 aprile 2008 (pubblicato Sul Supplemento Ordinario n. 108 alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, è stato pubblicato il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81)
- Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) Centro per la prevenzione e controllo delle malattie, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Uff. II intitolato: “Schema di linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie e asma” del 18 novembre 2010
- Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) intitolato “Schema di Linee Guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione ” del 5 ottobre 2006.
- Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) “Procedura operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento aria” del 7 febbraio 2013
- Standard NADCA ACR 2013 elaborato dal National American Duct Cleaners Association.
- Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi G.U. 103, del 5 maggio 2000 (Ministero della Sanità – Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Tento e Bolzano)
- Linee Guida Prevenzione e controllo della legionellosi in Lombardia del 28/02/2005 Decreto Direzione Generale Sanità N° 2907
- Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-ricettive e termali del 13 gennaio 2005 (Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Tento e Bolzano)
- Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) intitolato “Linee-guida per LA TUTELA E LA PROMOZIONE DELLA SALUTE NEGLI AMBIENTI CONFINATI per la prevenzione e il controllo della legionellosi” del 27 SETTEMBRE 2001.
Leggi Regionali:
- Legge Regione Liguria n° 24 del 2 luglio 2002
- Legge Regionale Lombardia 30 Dicembre 2009, n. 33 – Nuovo Testo Unico delle Leggi Regionali in materia di Sanità e Decreto attuativo Direzione Generale Sanità Lombardia – n° 1751 del 24/02/2009
- Legge Regionale Puglia – n. 45 del 23 dicembre 2008 “Norme in materia sanitaria”.
- Legge Regionale Emilia Romagna – delibera di Giunta Regionale n.1115 del 21 luglio 2008 “Linee guida regionali per la sorveglianza ed il controllo della legionellosi”.
- Legge Regionale Molise – n. 15 del 13 luglio 2011 “Norme per la prevenzione della diffusione delle malattie infettive”







