Normativa e Linee Guida per la prevenzione ed il controllo della Legionellosi

Normative e Linee Guida Legionella

Linee Guida per la Manutenzione

Le presenti indicazioni normative riprendono e riassumono, quanto previsto dalle Linee Guida emesse dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015, dal titolo: “Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi”.

1.1 Premessa

Le presenti indicazioni normative riprendono e riassumono, quanto previsto dalle Linee Guida emesse dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015, dal titolo: “Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi”.

Il Decreto Legislativo 9 Aprile 2008, n. 81 considera il rischio derivante da Legionella, nel suo Titolo X (Esposizione ad agenti biologici).

All’Allegato XLVI sia la Legionella pneumophila sia le rimanenti specie di legionelle patogene per l’uomo (Legionella spp.) sono classificate quali agente biologico del gruppo 2.

Pertanto, sulla base di quanto definito all’Art. 271, il Datore di Lavoro ha l’obbligo di valutare il rischio legionellosi presso ciascun sito di sua responsabilità e, di conseguenza, deve:

Ciascun Datore di lavoro ha l’obbligo di considerare che il Rischio Legionellosi può riguardare sia i propri lavoratori, sia coloro che frequentano ciascun sito di sua responsabilità. Pertanto, si ha l’obbligo di effettuare una valutazione del rischio così da mettere in atto tutte le misure di prevenzione e controllo necessarie, non solamente in risposta ad un caso di Legionellosi, ma prima che questo si verifichi, quale prevenzione del rischio.

Le Linee Guida del 2015 rafforzano il concetto che il Controllo del Rischio Legionellosi non può ora essere perseguito esclusivamente tramite campionamenti d’acqua ma richiede uno studio accurato e dettagliato di ogni singolo impianto potenzialmente a rischio che permetta la definizione e l’applicazione routinaria di un Piano di Controllo basato sulle sue specifiche peculiarità, che tuteli efficacemente lo stabilimento nel quale è esercitato sia sul lato della Salute e Sicurezza, sia sul lato legale e di tutela dell’immagine.

La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.

Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?

Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.

1.2 Introduzione linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi Stato Regioni 2015

La Conferenza Stato-Regioni, nella seduta del 7 maggio 2015, ha raggiunto un accordo sul documento recante “Linee guida per la prevenzione e il controllo della Legionellosi”.

Il documento riunisce, aggiorna e integra in un unico testo tutte le indicazioni riportate nelle precedenti linee guida nazionali e normative:

Le nuove linee guida sono emanate in attuazione del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 “tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”, che obbliga i datori di lavoro ad attuare misure di sicurezza appropriate per prevenire i rischi e proteggere tutti i soggetti presenti nei luoghi di lavoro. La legionella è infatti classificata tra gli agenti biologici per i quali la normativa (Titolo X e allegato XLVI del decreto legislativo n. 81 del 2008) prevede l’adozione di misure di prevenzione a seguito del procedimento di valutazione del rischio.

Rispetto alle precedenti linee guida del 2005, le nuove linee guida assumono quindi un carattere di “obbligatorietà” che precedentemente non avevano. Peraltro, il carattere “facoltativo” delle precedenti linee guida era stato di fatto superato dal loro recepimento in forma obbligatoria a livello regionale e locale in molte realtà territoriali, e dalla necessità, per le aziende, di disporre di documentazione comprovante l’adozione di cautele per la prevenzione del rischio, vista la facilità di colonizzazione della legionella.

Facciamo comunque presente le linee guida sono contenute in un “accordo” tra governo, regioni e province autonome di Trento e Bolzano, il cui effetto giuridico è quello di obbligare le parti stipulanti (stato, regioni e province) ad ottemperare agli impegni assunti.

Pertanto, la mancata osservanza delle specifiche prescrizioni in esso contenute non è di per sé sanzionabile, salvo recepimento con specifico provvedimento normativo nazionale o regionale. È però sanzionabile il mancato inserimento del “rischio legionellosi” all’interno del documento di valutazione dei rischi previsto dalla normativa sulla sicurezza sul lavoro (articoli 17, 271 e 282 del decreto legislativo n. 81 del 2008), e la mancata adozione di misure di gestione del rischio.

Le linee guida sono state aggiornate alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, con l’ausilio tecnico-scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità e di figure istituzionali esperte del settore.

La legionella è un batterio molto diffuso in natura, associato alla presenza di acqua (laghi, fiumi, sorgenti termali, ambienti umidi in genere). La legionella può colonizzare gli ambienti idrici artificiali (reti cittadine di distribuzione dell’acqua potabile, impianti idrici degli edifici, impianti di climatizzazione, piscine, fontane, ecc.) che agiscono come amplificatori e disseminatori del microrganismo.

L’infezione causata dal batterio legionella viene chiamata “legionellosi”. E’ una malattia infettiva grave, a letalità elevata, sottoposta ad un programma di sorveglianza speciale.

Parallelamente al sistema di sorveglianza dei casi italiani, esiste dal 1986 un programma di sorveglianza internazionale della legionellosi nei viaggiatori, al quale aderisce anche l’Italia, attualmente denominato ELDSNet e coordinato dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) di Stoccolma, che si basa su una rete di collaboratori nominati dal Ministero della Salute dei vari Paesi.

I casi relativi a turisti vengono inseriti in un database internazionale. La procedura che segue la segnalazione di casi di legionellosi prevede minuziose ispezioni sull’albergo nel quale risulta aver soggiornato il viaggiatore; l’albergo che non riesca ad eliminare la fonte di infezione entro tempi strettissimi, vedrà pubblicato il suo nome sulla sezione del sito dell’ECDC (ELDSNet) accessibile al pubblico. Questa segnalazione rimarrà sul sito finché non verrà inviato un rapporto che comunichi la messa in atto di idonee misure di controllo.

Le nuove linee guida contengono un “Protocollo di controllo del rischio legionellosi” (capitolo 3), diviso in tre fasi sequenziali e correlate: valutazione del rischio, gestione del rischio, comunicazione del rischio.

1.3 Glossario Legionella

Tratto dal testo della linea guida:

1.4 Protocollo di controllo del rischio legionellosi

Tratto dal testo della linea guida:

Introduzione.

Il Protocollo di Controllo del Rischio legionellosi si divide in tre fasi sequenziali e correlate tra loro:

È necessario che il Protocollo venga applicato in ogni struttura (sia civile sia industriale) nel quale siano presenti impianti potenzialmente a rischio legionellosi.

La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.

Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?

Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.

1.5 valutazione del rischio legionellosi

Tratto dal testo della linea guida:

Per un’efficace prevenzione è d’obbligo che il gestore di ogni struttura effettui la valutazione del rischio legionellosi. La valutazione deve essere effettuata da una figura competente, responsabile dell’esecuzione di tale attività (ad es. igienista, microbiologo, ingegnere con esperienza specifica, ecc.). Le informazioni relative alla valutazione del rischio ed al relativo piano di controllo devono essere comunicate dall’incaricato della valutazione al gestore della struttura o a un suo preposto che, a loro volta, dovranno informare tutte le persone che sono coinvolte nel controllo e nella prevenzione della legionellosi nella struttura.
La valutazione del rischio è fondamentale per acquisire conoscenze sulla vulnerabilità degli impianti. Una corretta valutazione del rischio correlato ad una struttura deve partire da un’ispezione degli impianti a rischio, supportata, qualora disponibili, dagli schemi d’impianto aggiornati.

Tale analisi ispettiva deve essere finalizzata ad individuare i punti critici di ciascun impianto a rischio, in considerazione delle condizioni di esercizio e manutenzione che lo caratterizzano. In base all’ispezione ed agli schemi d’impianto disponibili, deve essere valutato quali siano i punti della rete (idrica ed aeraulica) e le specifiche d’esercizio e di controllo che possano determinare un rischio per gli ospiti e per i dipendenti della struttura.

Tra i fattori di rischio più importanti, da tenere sotto controllo, le linee guida menzionano i seguenti:

Nell’allegato 12 delle linee guida è riportata una lista di controllo per agevolare la raccolta delle informazioni base di riferimento per l’effettuazione di una preliminare stima dei fattori di rischio presenti in una determinata struttura.

1.6 Periodicità valutazione del rischio legionellosi

Tratto dal testo della linea guida:

Per un edificio destinato ad uso uffici è d’obbligo che il gestore di ogni struttura effettui con periodicità (triennale come indicato da DL 81/2008) la valutazione del rischio legionellosi.

La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.

Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?

Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.

1.7 Esiti dei campionamenti e limiti di accettabilità

Tratto dal testo della linea guida. La linea guida fornisce delle indicazioni sui punti di campionamento da effettuare cap 3.2:

Campionamento

Il campionamento deve essere effettuato prima che venga attuato un qualunque intervento di disinfezione o pratica preventiva (pulizia e/o disinfezione con qualunque metodo) oppure a distanza di un tempo congruo dalla sua esecuzione (rif. dopo circa 48 ore dall’avvenuta messa a regime dell’impianto post intervento).
Il protocollo operativo per effettuare il campionamento è descritto nell’Allegato 3. È opportuno che il numero di campioni sia proporzionato alle dimensioni dell’impianto.

Per ciascun impianto di acqua calda sanitaria devono essere effettuati almeno i seguenti prelievi:

Per ciascun impianto di acqua fredda devono essere effettuati almeno i seguenti prelievi:

Esiti del campionamento

Nelle Tabelle 6 e 7 che seguono sono descritti gli interventi da effettuare, sulla base delle concentrazioni di Legionella rilevate negli impianti idrici, in presenza o meno di casi di legionellosi.

Si sottolinea che il riscontro di positività in un impianto non comprova in modo automatico il nesso di causalità con un eventuale caso di malattia. La Legionella, infatti, è un batterio ubiquitario e, quindi, il suo ritrovamento in un sito ambientale non è correlabile in maniera univoca al caso, a meno che gli accertamenti di biologia molecolare non evidenzino un alto grado di omologia con il ceppo isolato dal malato.

La ricerca del batterio ha comunque significato in termini epidemiologici ed anche preventivi nei confronti di altri soggetti esposti.

Si precisa che le indicazioni riportate nelle Tabelle 6 e 7 sono da intendersi valide anche per gli impianti esercitati presso tutti gli altri siti civili e per tutti i siti industriali, ad esclusione di:

In quanto le situazioni indicate, nei primi due punti, devono essere contraddistinte da assenza di Legionella (ossia inferiore al limite di rilevabilità del Metodo d’analisi normato utilizzato).

Periodicamente come segue, se non altrimenti disposto:

Il Dipartimento di Prevenzione o altro organo di controllo, per quanto di competenza, può disporre controlli.

1.8 Gestione degli impianti

Tratto dal testo della linea guida

Gestione degli impianti idro-sanitari

Tutti i gestori di strutture sanitarie, di ricovero, recettive, termali, ad uso collettivo ed industriali devono garantire l’attuazione delle seguenti misure di controllo:

La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.

Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?

Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.

1.9 Metodi di prevenzione e controllo della contaminazione del sistema idrico

Tratto dal testo della linea guida.

ALLEGATO 13: Metodi di prevenzione e controllo della contaminazione del sistema idrico

Misure a breve termine

Poiché in assenza di interventi strutturali i metodi massivi di disinfezione non sono sufficienti ad eliminare definitivamente la presenza di Legionella dalle reti di distribuzione di acqua calda, è necessario mettere in atto le seguenti misure a breve termine indicate, in ogni caso, come buone pratiche di manutenzione di un impianto idrico per prevenire e contenere la contaminazione:

Nell’espletamento delle operazioni sopra descritte occorre operare in conformità ai dettami del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., al fine di attuare tutte le misure di sicurezza necessarie ad esercitare la tutela prevista nei confronti del rischio di esposizione degli operatori e degli utenti a Legionella nelle strutture sottoposte a trattamento.

Misure a lungo termine

Filtrazione al punto di utilizzo

La microfiltrazione consente la rimozione di Legionella dall’acqua in uscita al punto di utilizzo mediante l’impiego di una barriera meccanica (0,2 μm). E’ un sistema di trattamento localizzato, facile da installare, basato sull’impiego di filtri che devono essere sostituiti con regolarità a causa del progressivo intasamento. Trova applicazione, in particolar modo, nei reparti dove sono ricoverati pazienti ad elevato rischio.

Trattamento Termico:

Numerosi studi hanno dimostrato l’effetto inattivante prodotto dall’incremento di temperatura dell’acqua calda nelle reti idriche ospedaliere ed alberghiere. Negli impianti, ove l’acqua è costantemente mantenuta a temperature comprese tra 50 e 55°C, viene inibita la proliferazione di Legionella. Valori superiori a 60°C riducono il numero di colonie in modo proporzionale al tempo di esposizione (pastorizzazione).

Per il trattamento di disinfezione si utilizzano due approcci:

Shock termico

Procedura

Consiste nell’elevare la temperatura dell’acqua a 70-80°C per tre giorni consecutivi assicurando il suo deflusso da tutti i punti di erogazione per almeno 30 min al giorno. Alcuni autori raccomandano lo svuotamento preventivo dei serbatoi di acqua calda, la loro pulizia e la successiva decontaminazione con 100 mg/L di cloro per 12-14 ore. Durante lo shock termico è fondamentale verificare che la temperatura dell’acqua raggiunga o ecceda i 60°C nei punti distali dell’impianto, altrimenti la procedura non assicura il raggiungimento dell’obiettivo. Al termine del trattamento occorre effettuare un controllo batteriologico su campioni di acqua prelevati nei punti distali dell’impianto. In caso di risultato sfavorevole, è necessario ripetere l’intera procedura fino alla decontaminazione della rete. In seguito occorre verificare periodicamente la presenza del batterio applicando i criteri riportati nel Capitolo 3.

Vantaggi

Non richiede particolari attrezzature e quindi può essere messa in atto immediatamente, soprattutto in presenza di un cluster epidemico.

Svantaggi

Questa procedura, pur garantendo una buona efficacia, è di difficile attuazione in quanto spesso gli impianti non permettono il raggiungimento di dette temperature. Ha costi elevati in quanto richiede un elevato consumo di energia tale, a volte, da non essere compatibile con le vigenti disposizioni in materia di risparmio energetico. Inoltre, può essere causa di ustioni agli utenti della rete idrica.

Disinfezione termica: Mantenimento costante della temperatura a 60°C a monte della miscelazione con acqua fredda

Procedura

i applica agevolmente agli impianti con doppio sistema di regolazione della temperatura dell’acqua, nei quali il primo (costituito da un termostato regolato a 60°C) serve a regolare la temperatura di accumulo nei bollitori, mentre il secondo (costituito da un miscelatore con acqua fredda posto all’uscita del bollitore) viene impiegato nel controllo della temperatura di distribuzione di acqua calda a 48-53°C. In base alle temperature utilizzate, la Legionella non può svilupparsi nei bollitori, ma soltanto nelle reti di distribuzione e di ricircolo.

La disinfezione termica di questi impianti viene effettuata applicando la seguente procedura:

Vantaggi

Negli impianti dotati del doppio sistema di regolazione della temperatura descritto in precedenza, può essere messa in atto immediatamente. Non introduce contaminanti o sottoprodotti di disinfezione.

Svantaggi

Questa procedura, pur garantendo una buona efficacia, richiede un elevato consumo di energia tale, a volte, da non essere compatibile con le vigenti disposizioni in materia di risparmio energetico. Inoltre, può essere causa di ustioni agli utenti della rete idrica.

Nel caso di impianti in cui l’acqua calda è prodotta e distribuita a 48-50°C (ovvero ad una temperatura leggermente superiore a quella di utilizzo) la regolazione finale è lasciata ai singoli rubinetti (impianti con singola regolazione). In tali condizioni, a causa della minore temperatura, il batterio della Legionella può colonizzare sia i bollitori che le reti di distribuzione e di ricircolo. La disinfezione termica di questi impianti non è agevole dal momento che:

Normalmente, considerando tali difficoltà, è opportuno modificare il sistema di regolazione adottando quello basato sull’uso del termostato e del miscelatore.

Irraggiamento UV

La luce ultravioletta a 254 nm è in grado di inattivare i batteri dimerizzando la timina presente nel DNA in modo da ostacolarne la replicazione. E’ un metodo alternativo di disinfezione efficace in prossimità del punto di applicazione. Non avendo effetto residuo, non è adeguato, come unica modalità, al trattamento di un intero edificio dal momento che Legionella persiste nel biofilm, nei punti morti e nelle sezioni stagnanti dell’impianto.

Procedura

L’apparecchio deve essere installato in prossimità del punto di utilizzo. L’acqua fluisce all’interno di una camera idraulica, dove viene esposta alla luce ultravioletta generata da lampade al mercurio. All’origine dell’irraggiamento UV è necessario applicare lo shock termico o la clorazione al fine di contenere la contaminazione microbiologica nel resto dell’impianto.

Vantaggi

L’apparecchio viene facilmente installato negli impianti idrici pre-esistenti. Non sono stati riscontrati effetti avversi alle caratteristiche igienico-sanitarie dell’acqua o all’integrità delle tubature. A differenza di quanto accade con i disinfettanti chimici, il sapore dell’acqua non viene influenzato. Ad oggi non è stata riscontrata la formazione di sottoprodotti.

Svantaggi

L’irraggiamento UV risulta efficace se lo spessore del filetto fluido è limitato (in genere fino a 3 cm) e se l’acqua è scarsamente torbida. La mancanza di effetto residuo nei punti distali ne limita le potenzialità.

Clorazione

Il cloro è un agente ossidante utilizzato con successo nel controllo igienico-sanitario delle acque potabili. L’inattivazione e la soppressione di L. pneumophila richiedono una concentrazione costante compresa tra 1 e 3 mg/L. Per il trattamento di disinfezione si utilizzano due approcci:

Tali procedure implicano un conseguente aumento della concentrazione in acqua del cloro residuo e dei potenziali sottoprodotti di disinfezione. La concentrazione ottimale di cloro da impiegare nei due approcci varia in base alle proprietà chimiche e chimico-fisiche dell’acqua e alle caratteristiche strutturali dell’impianto. Inoltre, dal momento che la sua attività biocida decresce rapidamente in ambiente alcalino, è necessario mantenere il pH dell’acqua a valori compresi tra 6 e 7 al fine di ridurre la sua concentrazione senza alterarne l’efficacia.

Iperclorazione shock

Procedura

Viene praticata, dopo aver disattivato il riscaldamento del boiler ed atteso il raffreddamento dell’impianto a temperature non superiori a 30°C, sull’acqua fredda di reintegro effettuando una singola immissione di disinfettante (ipoclorito di sodio o di calcio) fino ad ottenere concentrazioni di cloro residuo libero di 20-50 mg/L in tutta la rete, ivi compresi i punti distali.

Dopo un periodo di contatto di 2 h per 20 mg/L di cloro oppure di 1 h per 50 mg/L di cloro, l’acqua presente nel sistema di distribuzione viene drenata e sostituita con una nuova immissione di acqua fredda in quantità tale da ridurre la concentrazione di cloro residuo entro l’intervallo di 0,5-1,0 mg/L presso i punti distali dell’impianto.

Vantaggi

L’iperclorazione shock è un trattamento disinfettante forte.

Svantaggi

È una modalità di disinfezione sistemica ma temporanea, in quanto non impedisce la ricolonizzazione dell’impianto idrico in un periodo di tempo variabile da alcune settimane ad alcuni mesi dal termine del trattamento. Ha un’azione fortemente corrosiva nei confronti dei materiali impiegati nelle reti idriche. Durante il trattamento è necessario interdire l’uso dell’acqua calda sanitaria da parte degli utenti e operatori al fine di evitare l’esposizione ad elevate concentrazioni del disinfettante.

Iperclorazione continua

Procedura

Si ottiene con l’aggiunta continua di cloro che può essere introdotto, di norma, sotto forma di ipoclorito di calcio o di sodio. I livelli residui di cloro in questo caso possono variare a seconda della qualità dell’acqua, del flusso e della presenza di biofilm; ad ogni modo il disinfettante residuo deve essere compreso tra 1 e 3 mg/L.

Vantaggi

L’iperclorazione continua è una modalità di disinfezione generale che garantisce una concentrazione residua del disinfettante in tutto il sistema di distribuzione dell’acqua in modo da minimizzare la colonizzazione da Legionella nei punti distali.

Svantaggi

Il cloro è corrosivo e può provocare danni alle tubature. La concentrazione necessaria al trattamento non è compatibile con gli standard attuali sull’acqua potabile sia in termini di disinfettante residuo che come formazione di sottoprodotti. Pertanto, durante tutta la durata dell’iperclorazione continua, si raccomanda l’adozione di misure cautelative nei confronti di pazienti e/o operatori affetti da patologie cutanee o, comunque, sensibili alla presenza di cloro residuo ai livelli impiegati. E’ inoltre necessario interdire l’uso potabile dell’acqua calda sanitaria (in particolare nella preparazione di cibi e bevande calde), informando al contempo l’utenza.

Disinfezione con biossido di cloro

Il biossido di cloro è stato utilizzato con successo in acquedottistica e successivamente applicato nel controllo della contaminazione da Legionella negli impianti per la produzione di acqua sanitaria. Rispetto al cloro ha il vantaggio di essere più attivo nei confronti del biofilm. Mostra una diversa efficacia in funzione dei materiali impiegati nella rete di distribuzione (maggiore su gomma rispetto alla plastica, mentre non sembra impiegabile in presenza di tubazioni in rame).

Procedura

Il biossido di cloro viene prodotto in loco utilizzando un apposito generatore installato in prossimità del punto di immissione in rete. La concentrazione efficace consigliata da alcuni autori varia tra 0,1 e 1,0 mg/L a seconda delle peculiarità dell’impianto, delle caratteristiche chimiche dell’acqua e del livello quali-quantitativo della contaminazione da Legionella.

In caso di forte contaminazione microbiologica, è stato proposto il lavaggio temporaneo della rete di distribuzione con biossido di cloro a concentrazioni comprese tra 5 e 10 mg/L, assicurando il flussaggio di tutti i punti di prelievo. Al termine del breve trattamento shock, durante il quale deve essere interdetto il consumo dell’acqua calda sanitaria ad uso potabile, quest’ultima viene drenata e sostituita con un nuovo apporto fino a ridurre la concentrazione del biocida ai livelli di routine (0,1-1,0 mg/L).

Vantaggi

La sua azione non è influenzata dal pH dell’acqua trattata o dalla presenza di inibitori della corrosione. Non produce composti organoalogenati. Riduce la crescita del biofilm.

Svantaggi

Dà luogo alla formazione di sottoprodotti inorganici (clorito e clorato) della disinfezione. Alle concentrazioni più elevate (> 0,4 mg/L) manifesta un’azione corrosiva nei confronti delle reti di distribuzione dell’acqua calda sanitaria ed influisce negativamente sulla qualità dell’acqua distribuita.

Ozonizzazione

L’ozono è un eccellente biocida in grado di danneggiare irreversibilmente il DNA dei microorganismi. Viene introdotto in acqua alla concentrazione di 1-2 mg/L da un generatore operante in funzione della velocità di flusso dell’acqua da trattare. Essendo caratterizzato da un tempo di emivita estremamente breve non mostra effetto residuo, per cui non può essere impiegato nel trattamento sistemico dell’impianto. Ha un minimo impatto sul biofilm, produce sottoprodotti e, ad alte dosi, può danneggiare le condutture. La sua efficacia risulta moderatamente influenzata dal pH e dalla temperatura dell’acqua.

Disinfezione con monoclorammina

Il trattamento con monoclorammina viene impiegato da oltre 20 anni negli USA per la disinfezione delle acque potabili. In Italia è stato recentemente sperimentato nel trattamento di disinfezione dell’acqua calda sanitaria.

Procedura

Viene introdotto in acqua alla concentrazione di 2-3 mg/L.

Vantaggi

Ha la stessa modalità di azione del cloro, ma decade più lentamente in quanto è scarsamente volatile e non forma trialometani con la sostanza organica disciolta. La maggiore persistenza in acqua rispetto al cloro e al biossido di cloro ne assicura una più efficace diffusione nelle zone stagnanti e all’interno del biofilm. In generale presenta una maggiore compatibilità con i materiali impiegati nelle reti di distribuzione. E’ tuttavia incompatibile con alcuni tipi di gomma impiegata nelle guarnizioni idrauliche.

Svantaggi

Alcuni studi hanno evidenziato la formazione di N-nitrosodimetilammina e un incremento della concentrazione dello ione nitrito. Allo stato attuale necessita di ulteriori conferme sperimentali.

Ionizzazione rame-argento

Metalli come il rame e l’argento sono noti agenti battericidi: l’effetto è dovuto principalmente alla loro azione sulla parete cellulare del microrganismo, che comporta una distorsione della permeabilità cellulare. Ciò, unito alla denaturazione proteica, determina la lisi cellulare.

Procedura

Gli ioni rame ed argento sono generati elettroliticamente in quantità proporzionale all’intensità di corrente applicata agli elettrodi ed al tempo di elettrolisi. La concentrazione in acqua, proposta da alcuni autori, è di 0,02-0,08 mg/L per lo ione argento e di 0,2-0,8 mg/L per lo ione rame.
L’impiego di questa tecnica necessita di verifiche sperimentali sull’efficacia nel sistema di applicazione.

Vantaggi

Il metodo è di facile applicazione e non è influenzato dalla temperatura dell’acqua. Inoltre, a causa dell’accumulo del rame nel biofilm l’effetto battericida persiste per alcune settimane dalla disattivazione del sistema di trattamento riducendo la possibilità di ricolonizzazione. Ad oggi non è stata riscontrata la formazione di sottoprodotti di disinfezione.

Svantaggi

Poiché le concentrazioni degli ioni rame ed argento sono soggette a fluttuazioni, è necessario controllare sistematicamente il loro valore nonché il pH dell’acqua (valore ottimale: 6-8). Sia il cloro libero residuo che gli inibitori della corrosione possono alterare la concentrazione degli ioni rame, riducendone l’efficacia.
Tale tecnica non è adatta al trattamento di reti idriche in acciaio inox, acciaio zincato e rame a causa di fenomeni ossido-riduttivi che si possono innescare tra le tubazioni ed il disinfettante.

Disinfezione con perossido di idrogeno e ioni argento

Il trattamento viene effettuato tramite una soluzione stabile e concentrata contenente perossido di idrogeno (acqua ossigenata) e ioni argento, sfruttando l’azione battericida di ciascun componente e la sinergia che tra di loro si sviluppa (effetto catalitico dello ione argento). L’impiego di questo disinfettante è relativamente recente e necessita ulteriori conferme sperimentali.

Procedura

Il reagente, in soluzione stabilizzata, viene immesso in rete mediante una pompa dosatrice controllata da un idoneo dispositivo di regolazione in funzione del flusso dell’acqua da trattare.

La concentrazione in acqua proposta da alcuni autori per il controllo della contaminazione della rete idrica è di 10 mg/L per il perossido di idrogeno e di 10 μg/L per lo ione argento.

Vantaggi

L’azione ossidante del perossido di idrogeno è meno aggressiva di quella esercitata dal biossido di cloro o dal cloro. Ad oggi non è stata segnalata la formazione di sottoprodotti inorganici ed organici.

La concentrazione di ioni argento è estremamente modesta e se ben gestita non determina carichi inquinanti.

Svantaggi

Allo stato attuale non esistono ancora prove esaustive sul comportamento dinamico di tale disinfettante nel tempo. Uno studio recente ha evidenziato la sua scarsa efficacia nei confronti di Legionella pneumophila sierogruppo 1 sottotipo Philadelphia.

Poiché le concentrazioni di perossido di idrogeno e di ioni argento sono soggette a fluttuazioni, è necessario controllare sistematicamente il loro valore. Tale tecnica non è adatta al trattamento di reti idriche in acciaio zincato dal momento che lo zinco è in grado di rimuovere l’argento per ossidoriduzione.

Disinfezione con acido peracetico

Alcune esperienze hanno dimostrato una discreta efficacia di questo biocida nei trattamenti shock.

2.0 Allegato Tecnico Principali Normative

Riepiloghiamo, la NORMATIVA DI RIFERIMENTO:

  • DL 81/2008 Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro del 10 aprile 2008 (pubblicato Sul Supplemento Ordinario n. 108 alla Gazzetta Ufficiale del 30 aprile 2008, n. 101, è stato pubblicato il Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81)
  • Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) Centro per la prevenzione e controllo delle malattie, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, Uff. II intitolato: “Schema di linee di indirizzo per la prevenzione nelle scuole dei fattori di rischio indoor per allergie e asma” del 18 novembre 2010
  • Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) intitolato “Schema di Linee Guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione ” del 5 ottobre 2006.
  • Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) “Procedura operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento aria” del 7 febbraio 2013
    • Standard NADCA ACR 2013 elaborato dal National American Duct Cleaners Association.
  • Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi G.U. 103, del 5 maggio 2000 (Ministero della Sanità – Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Tento e Bolzano)
  • Linee Guida Prevenzione e controllo della legionellosi in Lombardia del 28/02/2005 Decreto Direzione Generale Sanità N° 2907
  • Linee guida recanti indicazioni sulla legionellosi per i gestori di strutture turistico-ricettive e termali del 13 gennaio 2005 (Conferenza Permanente per i Rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Tento e Bolzano)
  • Linee Guida emesse dalla Presidenza del Consiglio (Conferenza Permanente Stato-Regioni) intitolato “Linee-guida per LA TUTELA E LA PROMOZIONE DELLA SALUTE NEGLI AMBIENTI CONFINATI per la prevenzione e il controllo della legionellosi” del 27 SETTEMBRE 2001.

Leggi Regionali:

  • Legge Regione Liguria n° 24 del 2 luglio 2002
  • Legge Regionale Lombardia 30 Dicembre 2009, n. 33 – Nuovo Testo Unico delle Leggi Regionali in materia di Sanità e Decreto attuativo Direzione Generale Sanità Lombardia – n° 1751 del 24/02/2009
  • Legge Regionale Puglia – n. 45 del 23 dicembre 2008 “Norme in materia sanitaria”.
  • Legge Regionale Emilia Romagna – delibera di Giunta Regionale n.1115 del 21 luglio 2008 “Linee guida regionali per la sorveglianza ed il controllo della legionellosi”.
  • Legge Regionale Molise – n. 15 del 13 luglio 2011 “Norme per la prevenzione della diffusione delle malattie infettive”

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