Gli interventi di pulizia, sanificazione e bonifica degli impianti aeraulici e una corretta gestione igienico sanitaria degli stessi minimizzano il rischio microbiologico e riducono significativamente i consumi energetici.
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
Notiziario Chimico Farmaceutico, la rivista di Tecniche Nuove dedicata a chi opera nelle aziende farmaceutiche

Partiamo da una semplice considerazione: gli impianti aeraulici sono presenti in quasi tutti i luoghi dentro i quali viviamo e dentro i quali trascorriamo indicativamente fino al 90% del nostro tempo (centri commerciali, abitazioni, ospedali, mezzi pubblici ecc.) e in particolare in tutti gli ambienti dove lavoriamo e produciamo (uffici, aree di produzione, laboratori ecc.).
Gli impianti aeraulici sono tutti gli impianti che, facendo circolare l’aria in ambienti chiusi, garantiscono il benessere termo-igrometrico degli occupanti, la movimentazione, la qualità dell’aria e la diluizione degli inquinanti interni.
Possono quindi essere impianti anche molto complessi, di diverse tipologie e costituiti da decine di componenti e sottosistemi. Le condizioni igienico sanitarie degli impianti aeraulici dipendono da molti fattori: progetto iniziale e collocazione dell’impianto, qualità dell’aria esterna e interna negli ambienti serviti, valori di temperatura e umidità relativa che si vogliono ottenere negli ambienti, tasso di aria di rinnovo, qualità della sezione filtrante e periodicità di sostituzione filtri, ore di funzionamento dell’impianto, procedure di pulizia ordinaria degli impianti e in particolare delle unità di trattamento aria, livello di occupazione e attività svolte all’interno dei locali. Per comprendere meglio il tema della manutenzione igienico sanitaria nel farmaceutico suddividiamo gli impianti aeraulici in due categorie logiche:
- impianti che immettono aria in ambiente e che devono assicurare determinate caratteristiche della qualità dell’aria sotto il profilo termico (=di temperatura), igrometrico (=di umidità), di purezza, di quantità e di movimento della stessa;
- impianti che riprendono o estraggono aria dagli ambienti per premettere il corretto ricambio d’aria e per eliminare dagli ambienti eventuali particelle presenti di contaminanti chimici, fisici e biologici pericolosi.
E suddividiamo gli ambienti da servire in:
- ambienti civili, quali uffici, spogliatoi, mensa, aree break ecc.
- ambienti industriali di produzione e ricerca.
Negli ambienti civili del farmaceutico l’attenzione viene posta maggiormente sugli impianti di immissione perché devono garantire un’adeguata qualità dell’aria agli occupanti che sono esposti agli eventuali contaminanti di origine prevalentemente biologica presenti nell’aria veicolata dall’impianto senza protezioni alle vie respiratorie. Negli ambienti industriali gli impianti di immissione adottano quasi ovunque sistemi di filtrazione assoluta HEPA in grado di trattenere almeno il 99,95% delle particelle presenti nell’aria e inoltre gli operatori sono dotati di appropriate misure di protezione delle vie respiratorie pertanto non sono considerati impianti con un rischio elevato; contrariamente agli impianti di estrazione e ricircolo che se anche dotati di filtrazione assoluta sulle bocchette veicolano e concentrano sui filtri e nei canali la fuori uscita dagli ambienti di sostanze pericolose, sostanze cancerogene, mutagene, tossiche, composti ad alta reattività (es. polveri esplosive, ammoniaca), composti allergenici (es. derivati delle cefalosporine), batteri pericolosi, funghi, spore (es. staffilococco aureus, aspergillus, clostridium difficile, legionella ecc.), proteine infettive, composti radioattivi.
In questo approfondimento parleremo principalmente degli impianti a uso civile all’interno di uno stabilimento farmaceutico, anche se i principi e l’approccio metodologico sono gli stessi per le parti industriali.
Primo passo: un’accurata ispezione

L’approccio consigliato è sempre quello di procedere inizialmente alla verifica dei requisiti igienico-sanitari dell’impianto mediante ispezione tecnica, perché:
- permette di verificare le condizioni igienico-sanitarie dell’impianto mediante video ispezioni con utilizzo di sistemi robotizzati e sonde munite di videocamera e prelievi dei contami nanti (polveri, sedimenti ecc.),
- permette di definire la situazione attuale e capire su quali impianti o parti di impianto è necessario intervenire con una attività di bonifica, con quale metodologia e quali dispositivi di protezione individuale e collettiva,
- permette di definire una mappatura del rischio chimico, fisico e microbiologico dei singoli impianti.
Pertanto, grazie alla video ispezione si possono vedere i contaminanti di origine organica e inorganica di vario genere presenti nell’impianto, ma quello che preoccupa di più è ciò che non si vede: aggregazioni di batteri, muffe, lieviti, virus, polveri e contaminanti chimici che possono causare tutta una serie di patologie che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha raggruppato nella definizione di Building Related Illness (BRI Malattie correlate agli edifici). Gli effetti documentati sulla salute dell’uomo degli agenti patogeni, che come abbiamo detto si possono trovare e diffondere dagli impianti aeraulici, possono essere di diversa tipologia e intensità, più comunemente sono astenia, cefalea, tosse, senso di costrizione toracica, irritazione delle mucose e della cute, bruciore e arrossamento degli occhi, malessere diffuso per poi passare in casi più gravi all’alveolite allergica estrinseca, all’asma bronchiale, alle dermatiti, riniti, orticaria da contatto, polmonite da ipersensibilità fino alla più temuta e pericolosa Legionella o Sindrome del Legionario.
L’inquinamento indoor
Oggi più che mai esiste un problema di igiene negli impianti aeraulici ed è molto serio. Come già detto, nella nostra società trascorriamo fino al 90% del nostro tempo in luoghi chiusi. Il 30-40% di questo tempo si passa nei luoghi di lavoro.
Esistono quindi fondati sospetti che siano ben maggiori i rischi sanitari associabili all’inquinamento interno, rispetto all’inquinamento esterno.
Si stima ad esempio che il 40% delle assenze da lavoro per malattia sia dovuto a problemi di qualità dell’aria interna degli uffici. Uno studio del 1998, effettuato dalla Environmental Protection Agency (USA), attraverso l’IEMB (Indoor Environment Management Branch), ha confermato che le concentrazioni indoor di inquinanti sono generalmente da 1 a 5 volte maggiori a quelle outdoor e che l’esposizione indoor è da 10 a 50 volte superiore all’esposizione outdoor. Un altro fenomeno assolutamente non trascurabile è legato all’accumulo progressivo negli apparati di particelle inquinanti di natura chimica provenienti dall’esterno e dall’interno dell’edificio stesso (attraverso il circuito di ricircolo). Spesso queste sostanze si presentano in forma di particelle di dimensioni molto ridotte, tali da non essere filtrabili efficacemente da impianti che non siano mantenuti accuratamente.
La normativa in materia di igiene aeraulica

Esiste una normativa specifica nel campo dell’igiene aeraulica, partiamo dal D.Lgs. 81/2008 e s.m. che sancisce l’obbligo, per il datore di lavoro, di provvedere alla manutenzione igienico sanitaria degli impianti di areazione che devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori. Al fine di specificare tecnicamente le menzionate disposizioni, il Ministero della Salute ha emanato quattro importanti testi sotto forma di Linee-Guida della Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano. Nel primo testo normativo, adottato a livello nazionale il 4 Aprile 2000, intitolato “Linee Guida per la Prevenzione e il Controllo della Legionellosi” appare importante l’articolo 7 dedicato alla corretta manutenzione igienico-sanitaria da attuare negli impianti idrici e di condizionamento. Nel secondo testo, adottato il 27 Settembre 2001 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale Suppl. Ordin. n° 276 il 27/11/2001, intitolato “Linee-Guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati” è importante il paragrafo 5.3.1, che reca informazioni circa i requisiti igienici che devono necessariamente possedere gli impianti di climatizzazione. Il terzo testo normativo, adottato il 5 Ottobre 2006, intitolato “Schema di Linee Guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione” specifica ulteriormente i requisiti igienici che devono possedere gli impianti di climatizzazione e riporta la definizione delle operazioni di manutenzione predittiva da attuare sui citati impianti. Infine il panorama legislativo si è evoluto lo scorso anno, e al fine di specificare tecnicamente meglio le disposizioni del D.L. 81/2008 sono state emanate il 7 febbraio 2013 le nuove Linee-Guida dal titolo “Procedura operativa per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento aria”. Il documento fornisce al datore di lavoro le indicazioni pratiche per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento aria e per la pianificazione degli interventi di manutenzioni. Si applica a tutti gli impianti di trattamento dell’aria a servizio di ambienti di lavoro chiusi. Il responsabile della pianificazione degli interventi di manutenzione igienico sanitaria è il datore di lavoro o un suo incaricato (RSPP ecc.) che provvede a far eseguire il compito a personale specializzato e adeguatamente formato. La frequenza dei controlli è da stabilirsi sulla base di una specifica Analisi del Rischio preventiva e comunque almeno annualmente. Inoltre, in alcune Regioni Italiane (Liguria, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia e Molise) sono state emanate apposite disposizioni volte a specificare le procedure di esecuzione e i parametri di controllo. In altre regioni le disposizioni sono in corso di emanazione. Va ribadito che anche a livello normativo il metodo con il quale si approccia un impianto aeraulico prevede sempre come primo passo quello di effettuare una ispezione visiva e tecnica dell’impianto per accertarne la situazione igienico sanitaria.

Un approccio multidisciplinare corretto...
Le competenze necessarie sono numerose e bisogna effettuare uno studio accurato per ogni singolo impianto. È un approccio multidisciplinare che richiede l’intervento di personale qualificato e formato con competenze di impiantistica, biologia, chimica, metodologie di pulizia sanificazione bonifica decontaminazione, ingegneria ambientale e sicurezza sul lavoro.
... per vantaggi a 360°
La presenza, inoltre, di contaminanti organici e inorganici all’interno di un impianto aeraulico non ha solo un effetto dannoso per la salute dell’uomo. Uno dei primi effetti causati dalla crescita della quantità di particolato è l’aumento del costo energetico, particolarmente per il riscaldamento e il raffreddamento delle batterie. L’ASHRAE ha riscontrato che la semplice pulizia delle batterie, dopo un anno di utilizzo, produce un considerevole risparmio energetico, dovuto a un aumento di circa il 14% della portata dell’aria e a un miglioramento della capacità di trasferimento di calore pari a circa il 25% (Ashrae Journal, November 2006). Quindi, effettuare degli interventi di pulizia, sanificazione o bonifica degli impianti aeraulici ed effettuare una corretta gestione igienico sanitaria degli stessi minimizza il rischio microbiologico e riduce significativamente i consumi energetici.







