PM10 in Lombardia: un inverno 2026 preoccupante. Cosa significa per la qualità dell’aria indoor?

Cosa significa per la qualità dell’aria indoor?

I dati ARPA elaborati da Legambiente fotografano un peggioramento diffuso rispetto all’inverno precedente. Per chi gestisce impianti aeraulici (ovvero impianti di trattamento dell’aria e di condizionamento o climatizzazione), è il momento di rivedere le strategie di controllo, di filtrazione e manutenzione in particolare la manutenzione igienico sanitaria

L’inverno 2025–2026 ha segnato un peggioramento netto della qualità dell’aria in Lombardia. L’elaborazione di Legambiente Lombardia sui dati delle centraline ARPA (periodo 1 gennaio – 15 marzo 2026) mostra valori peggiori rispetto allo stesso periodo del 2025 per quasi tutti i capoluoghi. Un dato che non riguarda solo chi cammina in strada: riguarda direttamente chi ha la responsabilità di garantire la salubrità degli ambienti interni.

45,0 µg/m³

PM10 medio Lodi (gen–mar 2026) 1° capoluogo lombardo

44,0 µg/m³

Monza 2° capoluogo

42,0 µg/m³

Cremona 3° capoluogo

49,2 µg/m³

Meda (MB) peggior centro minore

39 gg

Giorni di sforamento Milano Viale Marche (al 15 mar)

41 gg

Giorni di sforamento Meda (MB)  già oltre soglia annua

 

La soglia giornaliera di PM10 è 50 µg/m³, con un massimo tollerato di 35 giornate di superamento all’anno. Diverse centraline lombarde hanno già raggiunto o superato quel limite entro metà marzo 2026. Dal 2030, la nuova Direttiva UE dimezzerà la soglia media annua da 40 a 20 µg/m³.

La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.

Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?

Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.

Le fonti di emissione: tre distretti produttivi dell’inquinamento

L’analisi di Legambiente identifica con precisione i territori a maggiore criticità, classificabili come veri e propri distretti emissivi. La geografia dello smog lombardo non coincide più soltanto con le grandi città: i centri minori rurali e semi-industriali sono spesso i più colpiti.

 

Tipo di distretto

Localizzazione

Principali emissioni e dati

Distretto zootecnico

Bassa lombarda  

Soresina (CR)

Allevamenti intensivi come principale fonte di ammoniaca, precursore del PM secondario. Soresina: 36 giorni di sforamento al 15 marzo 2026.

Distretto legno-arredo

Brianza

Meda (MB)

Combustione di scarti legnosi trattati con colle e vernici. ARPA rileva IPA (tra cui benzo(a)pirene cancerogeno), zinco e titanio nelle polveri campionate.

Distretto estrattivo

Colli bresciani

Rezzato (BS)

Estrazione, lavorazione e trasporto del marmo. 31 giorni di sforamento al 15 marzo, con picchi nelle giornate lavorative.

 

A questi si aggiungono il traffico veicolare  prima fonte emissiva nelle aree urbane, come testimonia il dato di Milano Viale Marche   e il riscaldamento domestico a biomassa, che ha contribuito ai peggioramenti registrati anche nei capoluoghi dell’alta Lombardia (Como, Varese, Sondrio).

 

Il nesso con la qualità dell’aria indoor: perché riguarda anche gli impianti HVAC

Un errore diffuso è pensare che l’inquinamento outdoor si fermi alla facciata dell’edificio. Gli impianti di ventilazione e climatizzazione (HVAC) sono il principale punto di ingresso   e di potenziale amplificazione   degli inquinanti atmosferici negli spazi interni.

Diversi studi internazionali confermano che la qualità dell’aria all’interno degli edifici è indicativamente da 2 a 5 volte peggiore rispetto all’aria esterna: negli ambienti interni si concentrano le sostanze nocive presenti nell’outdoor, spesso in misura amplificata a causa della scarsa ventilazione, dei materiali di arredo, dei processi di combustione interni e dello stato degli impianti di trattamento aria.

L’OMS stima che trascorriamo in media il 90% del nostro tempo in ambienti chiusi. Il deterioramento strutturale della qualità dell’aria esterna   come quello documentato da questo inverno in Lombardia   si traduce quindi direttamente in un peggioramento delle condizioni indoor, con impatti sulla salute che si accumulano nel tempo.

 

Sul piano tecnico, il peggioramento outdoor produce effetti concreti sugli impianti aeraulici attraverso quattro meccanismi principali:

 

  1. I filtri si saturano prima del previsto. In periodi di picco come questo inverno, i filtri delle UTA raggiungono la saturazione in tempi molto più brevi rispetto agli intervalli di manutenzione programmata. Un filtro saturo non solo perde efficienza, ma diventa un serbatoio di accumulo per particolato, batteri e muffe.
  2. Le particelle ultrafini (PM2,5 e submicrometriche) penetrano con filtri di classe inferiore a F7/ePM1. Con medie invernali di PM10 già attorno ai 40–50 µg/m³ nelle zone più critiche, le frazioni fini sono presenti in concentrazioni elevate. Queste particelle raggiungono gli alveoli polmonari e non vengono rimosse da filtri di classe G o F5.
  3. Le sostanze chimiche associate al PM si depositano nelle condotte. Il caso di Meda è istruttivo: nelle polveri campionate ARPA ha rilevato IPA cancerogeni (tra cui benzo(a)pirene), zinco e titanio. Questi composti, una volta entrati nelle condotte di ventilazione, si depositano sulle superfici interne e possono rilasciarsi per settimane o mesi.
  4. Le misure indoor riflettono direttamente gli episodi acuti outdoor. Durante le giornate di sforamento, le concentrazioni indoor aumentano in modo correlato, con un’entità che dipende dalla classe dei filtri installati, dall’età e dallo stato dell’impianto, e dalla gestione dei ricambi d’aria.

Nota normativa. Il report Mal’Aria 2026 di Legambiente segnala che il 53% dei capoluoghi italiani supera già il limite di PM10 previsto per il 2030 (20 µg/m³ media annua). Per il PM2,5, la quota sale al 73%. Gli impianti con filtri di classe inferiore a ePM1 70% rischiano di essere inadeguati già nel brevemedio termine   non solo per la salubrità, ma anche per la conformità rispetto alle aspettative di committenti e normative di settore.

La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.

Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?

Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.

Indicazioni operative per i gestori di impianti

In un contesto in cui la qualità dell’aria esterna è strutturalmente in peggioramento, la gestione degli impianti aeraulici non può più basarsi su intervalli fissi e indipendenti dalle condizioni ambientali. Alcune indicazioni concrete:

  • Monitoraggio continuo indoor. Installare sensori PM2,5 negli ambienti serviti permette di correlare in tempo reale i valori interni con gli episodi outdoor e attivare protocolli di risposta (riduzione degli apporti d’aria esterna, aumento della filtrazione) in modo tempestivo.
  • Verifica e aggiornamento della classe filtrante. Con la nuova soglia UE a 20 µg/m³ in arrivo al 2030, è il momento di pianificare un assessment delle classi installate. In aree ad alta criticità (Bassa lombarda, Brianza, aree ad alto traffico) si raccomanda almeno ePM1 ≥ 70%.
  • Ispezione visiva (videoispezione/videoscopica) poststagionale. Dopo un inverno come quello appena trascorso, un’ispezione delle condotte consente di valutare il reale accumulo di depositi  incluse sostanze chimiche non visibili   e di decidere con dati alla mano se sia necessaria una bonifica.
  • Attenzione alle emissioni locali specifiche. Edifici in prossimità di distretti industriali, aree ad alta densità di traffico o zone zootecniche devono adottare strategie di filtrazione più stringenti, calibrate sulla composizione chimica del PM locale.
  • Controllo dei sistemi di combustione interni. Dove l’edificio ospita caldaie a biomassa o pellet, il contributo emissivo interno si somma a quello dell’aria esterna. La verifica delle tenute e dell’efficienza di combustione fa parte di una corretta gestione della qualità dell’aria indoor.

I servizi TECHNO ONE per la qualità dell’aria indoor

TECHNO ONE offre una gamma integrata di servizi progettata per migliorare la qualità dell’aria indoor, negli ambienti dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo. Il peggioramento strutturale delle condizioni dell’aria esterna   documentato dai dati di questo inverno   rende indispensabile intervenire con competenza sui sistemi di trattamento dell’aria che separano gli occupanti dalle fonti di inquinamento outdoor.

I nostri servizi coprono l’intero ciclo di gestione della qualità dell’aria indoor:

Servizio

Descrizione

Filtrazione elettrostatica

Massima efficienza di captazione del particolato (PM10, PM2,5 e ultrafine) con riduzione dei costi di manutenzione rispetto ai filtri tradizionali. Ideale per impianti in zone ad alto carico inquinante.

Ispezione tecnica con videoispezione

Verifica dello stato interno delle condotte dopo stagioni invernali critiche o periodi di forte utilizzo dell’impianto, con documentazione fotografica e relazione tecnica.

Ispezione visiva

Rilievo delle condizioni generali dell’impianto aeraulico: tenuta, usura dei componenti, presenza di accumuli e anomalie strutturali.

Analisi microbiologica

Campionamento e analisi delle superfici interne delle condotte per la rilevazione di cariche batteriche, fungine e muffe, inclusa Legionella per i circuiti idrici associati.

Analisi ambientale

Misurazioni della qualità dell’aria indoor: PM2,5, COV, CO₂, temperatura, umidità relativa e altri parametri in funzione della destinazione d’uso dell’ambiente.

AirTech Analytics  monitoraggio continuo

Sistema proprietario di monitoraggio in continuo della qualità dell’aria indoor. Sensori installati negli ambienti serviti dall’impianto, piattaforma di visualizzazione dati, alert automatici al superamento delle soglie. Permette di correlare in tempo reale le condizioni indoor con gli episodi di inquinamento outdoor.

AirTech Analytics   il nostro sistema di monitoraggio continuo consente ai facility manager e ai responsabili HSE di avere sotto controllo in tempo reale la qualità dell’aria degli ambienti gestiti, con dashboard accessibile da web o mobile, report periodici automatici e alert al superamento delle soglie normative o di riferimento OMS.

I dati di Legambiente Lombardia non sono solo un indicatore ambientale: sono un segnale operativo per chiunque abbia la responsabilità di garantire la salubrità degli ambienti interni. Outdoor e indoor sono sistemi comunicanti. Gli impianti aeraulici sono lo strumento principale con cui è possibile   almeno in parte   governare questa comunicazione.

Con previsioni che indicano un possibile raddoppio delle giornate critiche entro fine 2026, e con i nuovi limiti UE in arrivo al 2030, rimandare la valutazione dello stato degli impianti non è una scelta neutrale: è un rischio per la salute degli occupanti e per la conformità normativa dei gestori di impianto.

Hai dubbi sulle condizioni igienico sanitarie dei tuoi impianti aeraulici, vuoi monitorare le condizioni dell’aria interna dove lavori o dove vivi, vuoi verificare la capacità filtrante del tuo impianto o vuoi pianificare un’ispezione post-stagionale?

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