Le contaminazioni degli impianti aeraulici

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In ambienti controllati, il monitoraggio degli impianti aeraulici è fondamentale per mantenere costantemente le caratteristiche di qualità dell’aria prefissate in fase progettuale.

La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.

Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?

Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.

Contaminazioni tramite impianti aeraulici: verifica on-site e valutazione tecnica

Articolo a cura di Gregorio Mangano ed Emanuele Rossi (Techno One Srl) pubblicato su Ascca News, l’organo ufficiale di Ascca, Associazione per lo Studio e il Controllo della Contaminazione Ambientale. Ascca News è una rivista trimestrale che offre informazioni su fenomeni di contaminazione ambientale, indicazioni sull’attuale legislazione ed articoli tecnici e possibili soluzioni operative.

In ambienti controllati, il monitoraggio degli impianti aeraulici è fondamentale per mantenere costantemente le caratteristiche di qualità dell’aria prefissate in fase progettuale.

Tramite il monitoraggio siamo in grado di identificare e gestire il grado di rischio per gli impatti negativi, sia di tipo sanitario che – il più delle volte – economico, derivanti da contaminazioni aerogene.

Comunemente si ritiene che, se si progetta correttamente l’impianto, si sostituiscono periodicamente i filtri, si effettua la periodica manutenzione meccanica/elettrica e la pulizia delle Unità di Trattamento Aria (UTA) e si effettuano con successo le validazioni necessarie, non vi sia molto altro di cui preoccuparsi.

Ma se vi è capitato durante un’attività manutentiva o un revamping di dover rimuovere tratti di condotte aerauliche, potreste essere rimasti sorpresi dal constatare le condizioni delle superfici interne, potreste aver trovato residui edili, residui di fibra artificiale vetrosa (FAV) staccatasi da qualche coibentazione interna, residui materassino da una sezione fonoassorbente deteriorata oppure, più semplicemente, potreste aver trovato un leggero strato di polvere.

Le polveri, in concomitanza di condizioni di temperatura e umidità ideali, rappresentano un pabulum per la crescita di microrganismi all’interno dei canali e concorrono nella formazione di quel biofilm che tanto combattiamo sulle superfici degli ambienti.

Inoltre negli ambienti a contaminazione controllata spesso gestiamo sostanze tossico-nocive o microbiologiche che si possono accumulare come polvere o film all’interno dei canali aeraulici stessi. In questi casi le polveri contenute nei canali costituiscono un rischio latente di contaminazione più estesa.

Presenza di contaminanti Fibre Artificiali Vetrose in canali aeraulici (sinistra); Presenza di contaminanti inorganici e fenomeni corrosivi in corso in UTA (destra)

Qualsiasi contaminante presente all’interno di un canale rappresenta un rischio sia per la salute delle persone che respirano l’aria trattata, sia per le attività realizzate nell’area (produzione, analisi, ecc.). A tal proposito va ricordata la recente entrata in vigore delle Guidelines della E.M.A. (European Medicines Agency) che definiscono i limiti di esposizione (P.D.E.) ai differenti prodotti medicinali.

Solitamente negli ambienti civili l’attenzione viene posta maggiormente sugli impianti di immissione perché devono garantire un’adeguata qualità dell’aria agli occupanti privi di protezioni alle vie respiratorie ed esposti agli eventuali contaminanti presenti.

Negli ambienti industriali invece gli impianti di immissione adottano frequentemente sistemi di filtrazione assoluta HEPA e gli operatori sono dotati di appropriate misure di protezione individuale. In questi casi gli impianti non vengono considerati a rischio pertanto non viene mai verificata e monitorata la presenza dei contaminanti all’interno degli impianti stessi con particolare riferimento alle condotte dell’aria. Gli impianti di estrazione e ricircolo, che se anche dotati di sistemi di filtrazione, prima dell’immissione in ambiente veicolano e concentrano sui filtri e nei canali le sostanze presenti negli ambienti serviti.

Ma cosa succede se ad esempio si impacca o si rompe una sezione di filtrazione? Magari a causa di interventi sul processo produttivo. O se comunque per un motivo accidentale (non così improbabile) la contaminazione presente nei canali si immette in ambiente? L’esperienza ci insegna che, anche solo da un punto di vista dell’im- patto economico, il ritorno di un corretto intervento di verifica, monitoraggio ed implementazione di azioni volte alla minimizzazione del rischio, anche se difficilmente quantificabile per la diversità dei casi ri- scontrati, risulta di grande rilevanza.

È evidente che si rende necessario effettuare una Valutazione del rischio della contaminazione da impianto aeraulico che preveda un’attenta analisi dei suoi componenti, della documentazione inerente (es: composizione dei materiali, manutenzione, principi attivi trattati, ecc.), delle finalità e funzionalità dell’impianto stesso.

Perché solo l’ispezione tecnica degli impianti permette di verificare il tipo e grado di contaminazione interna mediante video ispezioni con utilizzo di sistemi robotizzati e sonde munite di videocamera, permette di effettuare prelievi e analisi dei contaminanti presenti nelle condotte dell’aria; permette di definire la situazione attuale effettuando una vera e propria mappatura del rischio in funzione delle sezioni o parti di impianto; permette di definire la priorità per eventuali interventi correttivi; permette di definire con quale metodologia e quali dispositivi di protezione individuale e collettiva

Insomma qualcuno, con idonei strumenti, deve “vedere” e “misurare” la contaminazione all’interno dell’impianto aeraulico e soprattutto all’interno dei canali che ne sono parte integrante.

Anche nel caso di verifica delle Unità di Trattamento Aria, che di norma sono più facilmente accessibili delle condotte aerauliche, capita frequentemente di trovare condizioni igienico-sanitarie non conformi alle normative di riferimento.

Le attività di verifica tecnica e monitoraggio

Le GMP (in particolare Parte I, cap. 3.12 e 3.14 e Annex 15 3.0 e 4.0), le linee guida FDA 7/93, HSA, e PIC/S PI 006-3, le linee guida WHO Annex 5 sulle GMP per sistemi HVAC, lo standard NADCA ACR 2013 forniscono essenzialmente l’inquadramento procedurale mentre il D. Lgs. 81/2008 e l’accordo Stato-Regioni del 7 febbraio 2013, forniscono l’ambito normativo a cui attenersi.

La attività di verifica tecnica e monitoraggio on-site devono pertanto essere progettate e definite in ogni dettaglio e caratterizzate dai seguenti punti qualificanti:

  • procedure scritte, con la descrizione dettagliata di tutte le operazioni da effettuare, cronoprogramma e tempistiche di intervento suddivise per singola operazione, aree di lavoro interessate, orari di lavoro, tecnici impiegati, tipo di assistenza necessaria da parte della committenza, attrezzature impiegate, eventuali prodotti impiegati, ecc.;
  • metodologia supportata da un adeguato risk-assessment che de- finisca i limiti di accettabilità del contaminante da bonificare e nel rispetto delle norme in materia di sicurezza e ambiente misure di ingegneria ambientale da mettere in atto, DPI necessari al personale operativo, gestione delle interferenze, gestione delle emergenze (es. allarmi, impianti antincendio, ecc.), individuazione delle modalità e della logistica legata all’accesso dei mezzi dell’Appaltatore nelle aree di cantiere, ecc.;
  • metodi di campionamento ed analisi concordati e convalidati, de- finizione di un adeguato piano di campionamento;
  • tracciabilità di tutte le attività e registrazione dei dati relativi alle attività svolte;
  • stesura di report e piano di monitoraggio dettagliati.

Tali attività richiedono una competenza elevata e multidisciplinare, il personale che interviene deve essere specializzato, opportunamente formato e certificato. Fare questo genere di attività permette di assolvere agli obblighi di legge o normativi precedentemente esposti e consente all’azienda di avere una migliore conoscenza dello stato degli impianti aeraulici potendo così tutelare maggiormente la salute del proprio personale/utenti e limitando il rischio di forti impatti negativi sui costi di produzione.

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