La sanificazione e bonifica degli impianti aeraulici rimedia all’inquinamento dell’aria provocato da una grande varietà di contaminanti biologici presenti negli ambienti indoor. La legislazione italiana descrive con precisione gli agenti inquinanti di natura biologica e le patologie che possono provocare
Il comma 1 dell’articolo 267 del D. Lgs. 81/08 definisce che cosa si intende, nel campo della prevenzione e protezione della salute nell’ambiente di lavoro, per agente biologico:
- Un microrganismo, anche modificato geneticamente;
- Una coltura cellulare;
- Un endoparassita (parassita interno all’ospite);
Segue poi l’elencazione dei tipi di patologie che gli agenti biologici possono provocare all’organismo umano:
- Infezioni: invasione di un organismo da parte di agenti biologici che successivamente si moltiplicano;
- Allergie: reazioni immunologiche eccessive, in un organismo umano, in seguito alla penetrazione di un agente biologico, sostenute da risposte complesse per le quali sono determinanti gli anticorpi Ig E;
- Intossicazioni: gli agenti biologici possono elaborare molecole tossiche che provocano nell’individuo alterazioni fisiologiche e/o danni cellulari.
Nello stesso articolo è precisato che per “microrganismo” si deve intendere “[…] qualsiasi entità microbiologica…”, vale a dire soggetto biologico di microscopiche dimensioni;
“…cellulare o meno…”, in altre parole il microrganismo non deve essere necessariamente un’entità cellulare, cioè con un’architettura costituita da nucleo, citoplasma eventualmente altri annessi, racchiusi da una membrana citoplasmatica, ma può avere una struttura diversa come i virus;
“…in grado di riprodursi…”, la moltiplicazione dell’entità microbiologica, sia essa cellulare o meno, è una condizione vincolante per definirsi un agente biologico;
“…o trasferire materiale genetico…”, nella riproduzione dell’entità microbiologica avviene anche la riproduzione del materiale genetico (DNA e/o RNA). La normativa ritiene sufficiente il semplice trasferimento del materiale genetico tra un organismo o entità ed un altro, come avviene tra protozoi e batteri, per soddisfare la definizione di agente biologico. È poi definita la coltura cellulare come “…risultato della crescita in vitro…”: il termine crescita in vitro si riferisce alla crescita di cellule in laboratorio, generalmente mono stratificate in specifici contenitori, in condizioni fisico chimiche controllate e non in organismi viventi;
“…di cellule derivate da organismi pluricellulari”: la norma recita in maniera precisa che le cellule che danno origine alla coltura devono provenire da organismi pluricellulari; per questo non si possono definire colture cellulari quelle provenienti da organismi unicellulari come protozoi e batteri.
Infine alcuni agenti biologici sono detti geneticamente modificati perché sono il risultato di azioni “artificiali” condotte in laboratorio con il fine di creare organismi con un corredo genetico modificato e quindi con caratteristiche biologiche diverse da quelle che possedevano gli organismi inizialmente. I mutamenti che sono stati indotti nei nuovi esseri viventi sono la conseguenza delle azioni fisiche e/o chimiche applicate sulle catene polimeriche degli acidi nucleici (RNA o DNA) capaci di modificare il corredo dei geni: inserendone dei nuovi provenienti da altri acidi nucleici anche di esseri viventi zoologicamente o botanicamente molto distanti oppure spostando (crossing over) parti o sequenze nucleotidiche dell’acido nucleico su un altro tratto della stessa catena polimerica.
Il mutamento genetico induce ad ottenere agenti biologici capaci di avviare un metabolismo differente dall’originale acquisendo la capacità di:
- Utilizzare per la nutrizione e l’accrescimento principi nutritivi nuovi;
- Metabolizzare sostanze inconsuete o resistere agli elementi ambientali fisici o chimici;
- Produrre nuove sostanze (molecole) come risultato del cambiamento del metabolismo.
In seguito alle definizioni di Agente Biologico contenute nel D.Lgs. 81/2008, quelli che si devono considerare nella valutazione dei rischi, sono:
- Endoparassiti
- Funghi o miceti
- Batteri
- Virus
- Colture linee cellulari
- Allergeni
La qualità dell’aria che respiri ogni giorno dipende da quello che non vedi.
Sai davvero in che condizioni sono i canali del tuo impianto aeraulico?
Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
Caratteristiche biologiche dell’agente biologico
Gli elementi che determinano le “caratteristiche biologiche” di un agente biologico sono molti e complessi:
- Trasmissibilità;
- Infettività;
- Resistenza ai farmaci;
- Resistenza agli agenti fisici e chimici;
- Resistenza all’ambiente;
- Facilità di mutazione;
- Perdita di patogenicità;
- Facilità della perdita di infettività;
Gli aspetti che favoriscono la diffusione, l’invasione di altri organismi e la persistenza nei serbatoi e nelle sorgenti degli agenti biologici possono essere riassunti in:
- Alta concentrazione nelle fonti (serbatoi e sorgenti): è noto che la carica infettante, vale a dire la quantità d’Agenti Biologici presenti in un certo volume, è direttamente proporzionale al rischio di infezione;
- Resistenza all’ambiente: gli Agenti Biologici provenienti da un serbatoio o da una sorgente, per essere trasferiti in un altro individuo spesso devono transitare o permanere, per tempi più o meno lunghi, nell’ambiente naturale ove le condizioni fisiche e chimiche presenti possono limitarne la sopravvivenza (condizioni termiche e disidratazione);
- Resistenza agli agenti fisici e chimici: gli agenti biologici sono suscettibili ed inattivati alla presenza di agenti chimici (pH, Agenti ossidanti, Alcoli, Ammoni quaternari) e fisici (Radiazioni UV, Radiazioni ionizzanti) in modo assai diverso, sia per quantità sia per qualità dell’agente chimico e fisico;
- Possibile trasmissione diretta senza obbligo di vettori o ospiti intermedi: gli Agenti Biologici possono essere trasmessi dalla fonte direttamente al soggetto recettivo oppure attraverso un vettore. La trasmissione diretta ha maggiori probabilità di successo rispetto alla trasmissione non diretta;
- Penetrazione negli organismi attraverso vie naturali: le vie naturali sono aperture fisiologiche utilizzate dall’organismo vivente per i processi d’alimentazione, respirazione e riproduzione;
- Tempo d’incubazione ridotto: una malattia che si sviluppa precocemente, entro un breve tempo dall’esposizione, indica che l’agente è in grado di moltiplicarsi rapidamente nell’organismo colonizzato, che rapidamente diventa fonte di possibili trasmissioni ad altri soggetti.
Struttura degli agenti biologici
Gli Agenti Biologici definiti dal D.Lgs. 81/08 possono essere organismi viventi e come tali costituiti da una o più cellule biologiche che rappresentano l’unità fondamentale di un organismo. La cellula è la più piccola struttura che può essere definita vivente ed è l’unità fondamentale di tutti gli esseri viventi. La cellula degli Agenti Biologici, considerata nei suoi elementi fondamentali, si distingue in due tipologie caratteristiche che sono state denominate eucariote e procariote.
Agenti inquinanti biologici costituiti da cellule eucariote
La struttura eucariota è la forma cellulare presente negli esseri viventi (animali e vegetali), e il dominio eucariota comprende organismi sia “mono” che “pluri” cellulari. Gli organismi dotati di cellule eucariote sono: piante, animali e funghi.

Gli elementi fondamentali che caratterizzano una cellula eucariota sono tre:
- Nucleo,
- Citoplasma,
- Membrana
La cellula esternamente è delimitata da una membrana plasmatica (membrana biologica detta citoplasmatica o cellulare o plasmalemma) che racchiude il citoplasma; all’interno fluttua il nucleo racchiuso dalla seconda membrana detta nucleare (membrana biologica). Nel nucleo è contenuto il DNA. Le cellule eucariote hanno una dimensione compresa tra i 10 ed i 30 – 50 μm.
Fra gli Agenti Biologici interessati dalla valutazione dei rischi quelli costituiti da cellule eucariote sono:
- Endoparassiti – Funghi o miceti
- Monocellulari – Lieviti
- Pluricellulari – Dermatofiti, Muffe
Endoparassiti
Sono chiamati anche parassiti endofagi; con questo termine sono indicati i parassiti che manifestano la loro simbiosi all’interno dell’ospite parassitato. Il parassitismo è una forma di simbiosi fra due organismi, in altre parole fra due esseri viventi c’è un’interazione biologica, generalmente di natura trofica: uno è il parassita e l’altro è l’ospite. Gli effetti dannosi immediati del parassita sull’organismo che lo ospita possono essere molteplici; talvolta l’azione negativa è singola, ma più frequentemente si manifesta più di un’azione sfavorevole. Le principali azioni patogene, provocate dai parassiti sugli organismi parassitati sono:
Azione meccanica: è una manifestazione tipica di competizione spaziale fra il parassita e l’organo, gli organi o la cellula dell’ospite. In taluni casi la moltiplicazione all’interno di spazi anatomici comporta la loro occlusione come negli:
- Alveoli polmonari la Pneumocystis carinii, determina la morte per soffocamento dell’ospite;
- Nelle forme malariche i plasmodi si moltiplicano nei globuli rossi, questo, assieme a fattori tossici associati alla patologia e alla diminuzione della plasticità della membrana cellulare degli eritrociti, provocata sempre dalla malaria, può indurre la formazione di agglomerati di plasmodi ed eritrociti nei capillari ematici che possono causare la parziale o totale occlusione dei vasi con la possibile interruzione della circolazione ematica in quel distretto anatomico.
Considerando le azioni meccaniche prodotte da parassiti pluricellulari, prevale quella di compressione di organi contro altre parti anatomiche, riducendo, modificando o provocando l’interruzione della funzionalità. L’occlusione di spazi ampi quali canali digestivi, circoli ematici ecc. rappresentano azioni meno frequenti; gli effetti meccanici prodotti da Agenti Biologici pluricellulari dipendono dalla grandezza e dal numero dei parassiti.
Azione spogliatrice o sottrattiva: è l’azione dei parassiti che più di altre contraddistingue queste patologie comunemente associate con l’aspetto biologico rappresentato da un individuo che “si nutre alle spalle dell’ospite”.
Azione traumatica: si manifesta soprattutto in seguito alle migrazioni all’interno dell’organismo ospite ed alla moltiplicazione intracellulare dell’Agente Biologico. I parassiti che albergano dentro le cellule dell’ospite (parassiti monocellulari, protozoi) provocano la rottura cellulare in seguito alla moltiplicazione. È questo il caso di:
- Plasmodi della malaria nei globuli rossi (durante la fase eritrocitaria) o egli epatociti (durante la fase esoeritrocitaria)
- Giardia intestinalis danneggia meccanicamente la mucosa intestinale attraverso il disco adesivo,
- Ascaris lumbricoides può perforare l’intestino
- Alcuni parassiti producono ferite nell’intestino (tricocefali, Anchilostoma) o in altri organi
- Le filarie migrano attraverso gli organi provocando lesioni ai tessuti
- Le azioni lesive sugli organi possono produrre necrosi locali oppure più estese.
Azione batterica: I parassiti monocellulari e pluricellulari non sono portatori di altri Agenti Biologici ma responsabili di infezioni locali o sistemiche da virus, batteri e miceti in seguito alle lesioni che loro provocano nei tessuti del soggetto parassitato. Quando nella lesione prodotta dal parassita si impiantano altri Agenti Biologici (batteri) presenti nell’intestino si creano infezioni alla parete intestinale.
Azione tossica: si manifesta soprattutto attraverso la produzione di sostanze che interferiscono sui meccanismi fisiologici dell’ospite. Le sostanze spesso sono enzimi liberati dai parassiti o cataboliti provenienti dagli endoparassiti.
Azione irritativa: la presenza dei parassiti in un altro organismo vivente produce lo stesso effetto della penetrazione di un corpo estraneo, esso inevitabilmente produce delle irritazioni che stimolano l’organismo o l’organo invaso a reagire all’aggressione o invasione. Le reazioni dell’ospite sono diverse:
- Isolamento del corpo estraneo con reazioni tissutali,
- Reazioni del sistema reticolo-endoteliale con attivazione dei macrofagi,
- Fibrosi cicatriziali nei punti delle lesioni.
Azione immunoallergenica: la risposta immunologica è una logica e naturale conseguenza comune a tutte le infezioni ed è una manifestazione di protezione che l’ospite attua contro l’invasione del/dei parassita/parassiti. La presenza dei parassiti produce una reazione immunoallergenica in seguito alla secrezione di sostanze antigeniche prodotte dal parassita o in seguito alla rottura di cisti con effetti anche gravi. Le risposte possono essere molto diverse, complesse e dipendenti dal tipo di parassita coinvolto.
Azione cancerogena: l’insorgenza di talune forme neoplastiche è una diretta conseguenza di pregresse infestazioni parassitarie. Nei limitati casi di parassitosi che provocano nel tempo neoplasie, l’azione spesso imputata è l’irritazione continua provocata dal parassita o da prodotti tossici sul tessuto parassitato.
I criteri per distinguere e classificare i parassiti sono diversi e sempre più specifici man mano che si procede nella fine distinzione fra loro.
La prima e più evidente suddivisione fra i parassiti è quella che considera il numero delle cellule costituenti l’organismo parassita; è possibile così distinguere due gruppi di parassiti:
- Organismi monocellulari o unicellulari: rappresentati da una sola cellula che costituisce l’intero organismo parassitario, essa è in grado di svolgere tutte le funzioni che le consentono non solo di sopravvivere entro l’organismo ospite e a spese di questo, ma anche di moltiplicarsi e diffondere l’infestazione.
- Parassiti pluricellulari: sono costituiti da molte cellule, in genere differenziate per morfologia e funzionalità, deputate a formare organi anatomici specializzati in compiti differenti; essi hanno dimensioni visibili ad occhio nudo o con l’ausilio di deboli ingrandimenti. Tre classi zoologiche importanti differenziano questo gruppo di parassiti:
- Trematodi: gruppo di parassiti Platelminti (vermi dal corpo appiattito), misurano da meno di un millimetro a pochi centimetri, sono dotati di due ventose capaci di aderire agli organi dell’ospite; nella ventosa anteriore si trova l’apertura orale attraverso cui l’organismo si nutre, a cui seguono tutti gli altri organi della digestione. L’altra ventosa si trova più sotto, ad 1/3 del corpo.
- Cestodi: anche questo gruppo di Agenti Biologici ha un corpo appiattito (Platelminti) che è distinto dalla parte cefalica costituita da una specie di testa (scolice) di piccole dimensioni fornita di ventose e uncini, che talvolta possono mancare, utilizzati per adesione alla mucosa intestinale dell’ospite.
- Nematodi: sono agenti aventi il corpo cilindrico senza segmentazione metamerica con estremità assottigliate. È distinguibile una parte cefalica e una caudale. Spesso esiste qualche differenza morfologica che permette di distinguere i soggetti femminili da quelli maschili, normalmente questi sono anche di grandezza minore. Le loro dimensioni possono andare da qualche millimetro ad alcune decine di centimetri fino a superare il metro di lunghezza.
I parassiti si distinguono in monosseni, cioè che hanno un solo ospite, e eterosseni, cioè che compiono il ciclo biologico colonizzando più ospiti. I parassiti superano le situazioni negative dell’ambiente penetrando in ospiti intermedi che ricoprono il ruolo anche di trasportatori. Altre volte il parassita, per la maturazione e lo sviluppo s’integra nelle strutture anatomiche di un ospite intermedio, adattandole al meglio per essere poi trasferito più efficacemente all’ospite definitivo.
I parassiti si distinguono in monosseni, cioè che hanno un solo ospite, e eterosseni, cioè che compiono il ciclo biologico colonizzando più ospiti. I parassiti superano le situazioni negative dell’ambiente penetrando in ospiti intermedi che ricoprono il ruolo anche di trasportatori. Altre volte il parassita, per la maturazione e lo sviluppo s’integra nelle strutture anatomiche di un ospite intermedio, adattandole al meglio per essere poi trasferito più efficacemente all’ospite definitivo.
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Un impianto aeraulico non sanificato correttamente può diventare un vettore di contaminazione biologica. Non è una casistica remota: è il risultato normale di una gestione igienica insufficiente nel tempo.
Funghi o miceti
I funghi o miceti sono organismi molto variabili in forma e dimensione, molto diffusi su tutto il pianeta, sono presenti in tutte le latitudini ed in ogni ambiente, aperto o confinato, in pratica sono organismi ubiquitari. La struttura dei miceti può essere unicellulare o pluricellulare e le cellule hanno un’organizzazione di tipo eucariote, la cui struttura però è in parte diversa dalle cellule eucariote degli endoparassiti. La maggior parte dei funghi presenti in natura partecipano a quelle funzioni che si svolgono nel ciclo dell’azoto e del carbonio intervenendo alla degradazione del materiale organico essendo caratterizzati da una assoluta eterotrofia.
Sono organismi che si adeguano a crescere entro ampi limiti di adattabilità disponendo della facoltà di utilizzare molteplici fonti di carbonio e azoto.
I funghi sono eterotrofi, privi di clorofilla, generalmente saprofiti; nel terreno possono in molti casi diventare parassiti di piante erbacee ed alberi.
Molti funghi sono stati utilizzati nell’ambito agricolo ed industriale per la produzione di alimenti, sostanze chimiche e farmaci (antibiotici).
Questi funghi non appartengono al gruppo di miceti d’interesse per la salute umana, ad eccezione di quelli produttori di tossine che possono contaminare i cibi con gravi danni per il consumatore.
Le tossine prodotte e consumate con il cibo possono provocare danni molto seri ad alcuni organi o addirittura la morte a causa dei profondi danni organici.
I miceti o funghi considerati Agenti Biologici dal titolo X del D.Lgs. 81/08 sono quelli che possono costituire un rischio per la salute del lavoratore che è o può essere esposto a tali Agenti Biologici o ai prodotti tossici da loro elaborati.
L’individuo esposto ai miceti può inoltre subire la penetrazione degli stessi che possono insediarsi in qualche organo anatomico o può addirittura subire una colonizzazione sistemica, in pratica dell’intera struttura anatomica. Le manifestazioni patogene conseguenti all’infezione da miceti sono dette micosi, mentre l’ingestione di funghi velenosi è detta micetismo, e micotossicosi l’assunzione delle tossine micotiche. Inoltre i miceti e le loro tossine possono provocare reazioni allergiche.
È stato valutato che solamente un centinaio di miceti è da considerare agente biologico, cioè in grado di provocare infezioni o danni da tossine negli organismi umani. Nella patologia umana essi rappresentano una parte meno rilevante rispetto alle patologie ricondotte all’azione di batteri, virus ed endoparassiti. Poche, inoltre, sono le micosi che provocano che provocano infezioni sistemiche con rischio elevato per la vita del paziente. Generalmente le micosi sono localizzate e l’andamento è prolungato, cronico e sub-acuto.
Le micosi sistemiche e quelle causate da funghi opportunisti appaiono in aumento a causa della diffusione di malattie che provocano un abbassamento delle difese immunologiche ed in genere organiche come le neoplasie, le malattie immunosoppressive e le terapie immunosoppressive somministrate in caso di trapianti d’organo.
La penetrazione di un agente micotico, o di un suo prodotto, in un organismo provoca dei danni che possono avere i seguenti effetti o azioni:
Azioni meccaniche: sono manifestazioni rare che determinano l’occlusione di dotti, vasi o di cavità di transito degli alimenti. In alcuni casi si possono formare dei noduli sottocutanei anche di evidenti dimensioni con alterazione degli spazi anatomici circostanti, compressione e stiramento del tessuto istologico. In particolari situazioni di immunodeficienza del soggetto ife fungine anche di funghi non patogeni, possono invadere tessuti provocando alterazioni delle dimensioni del tessuto colpito sia con un aumento sia con una diminuzione per “erosione”. La stessa situazione si può manifestare anche in tessuti anatomici non irrorati adeguatamente, in degenerazione, nel corso di un processo necrotico di soggetti non immunodepressi.
Azione spogliatrice o sottrattiva: l’azione di depauperare l’organismo o l’organo invaso e colonizzato non risulta evidente o prevalente nelle micosi essendo queste localizzate prevalentemente in superficie e non riuscendo quindi ad intercettare le risorse alimentari.
Azione batterica: una conseguenza delle micosi superficiali è favorire una super-infezione, cioè una sovrapposizione nella stessa sede di altri agenti biologici che possono colonizzare la superficie lesa dall’azione micotica. Gli agenti biologici che più spesso sono coinvolti in questa sovrapposizione sono i batteri.
Azione tossica: è tipica di taluni funghi e si esplica nel caso d’ingestione del fungo ritenuto edule o delle micotossine prodotte dai miceti che hanno contaminato generi alimentari o parte di essi.
Azione traumatica: questo tipo di azione è difficilmente riscontrabile nelle micosi che colpiscono l’organismo umano.
Azione irritativa: la proliferazione del microrganismo nel tessuto di istologico dell’organismo infettato è sicuramente associata ad una reazione irritativa talvolta accompagnata alla formazione di granulomi.
Azione immunoallergenica: l’esposizione ad elementi fungini può provocare reazioni immunologiche intense, localizzate o sistemiche, come risposta dell’ospite infettato.
Azione cancerogena: si sviluppa tramite le aflatossine prodotte da alcuni ceppi di muffe nel corso del loro sviluppo sui prodotti alimentari.
Nello sviluppo e crescita dei funghi, è possibile distinguere due tipologie differenti per forma, dimensione e talvolta colore, di seguito definite:
- Lieviti o blastomiceti: (diametro cellulare compreso fra i 4 e i 6 micron) sono microrganismi costituiti da singole cellule sferiche o ovali, con protuberanze dovute alla formazione di gemme sulla superficie esterna; questa è la maniera più frequentemente sfruttata da questi miceti per riprodursi.
- Muffe o ifomiceti: sono funghi nei quali l’ifa costituisce l’elemento principale e la sua crescita, del diametro di 2 – 5 micron e talvolta maggiore, avviene per allungamento apicale con crescite laterali che formano diramazioni secondarie. Le dimensioni delle muffe sono molto diverse e dipendendo dal genere e dalla specie. Nella colonia di una muffa possiamo distinguere due parti principali:
- Micelio vegetativo: è quello che resta alla base della colonia, penetra nel terreno ed è delegato ad assorbire e distribuire all’intera colonia gli elementi nutritivi.
- Micelio riproduttivo: è quello che si eleva dal terreno, forma la parte aerea; su questa parte di micelio sono prodotte le spore, che sono elementi differenziati dalla ifa, destinati al processo replicativo del fungo.
Funghi dimorfi: alcuni funghi patogeni possono assumere due morfologie in relazione alle diverse condizioni di sviluppo divenendo:
- Simili ai lieviti con cellule contenenti le spore interne, quando si sviluppano nell’organismo nel quale producono la patologia fungina.
- In forma filamentosa, quando coltivati a 25°C su terreni.
Agenti inquinanti costituiti da cellule procariote
La cellula procariota è un’organizzazione cellulare ancestrale (primitiva) da cui è poi derivata la cellula eucariota; essa è strutturalmente più semplice e di dimensioni più piccole della cellula eucariota. Inoltre nell’organismo sono assenti parti specializzate, le quali esigerebbero condizioni ambientali specifiche che ne limiterebbero l’adattabilità e quindi ne permetterebbero la sopravvivenza solo in nicchie ecologiche ristrette; tali peculiarità hanno consentito a queste cellule di essere particolarmente adattabili agli ambienti più diversi; le rapide trasformazioni ambientali non costituiscono una barriera invalicabile per queste cellule che rapidamente riescono ad adattarsi ai mutamenti grazie alla versatilità del patrimonio genetico e biochimico divenendo così l’esempio più evidente della facilità e rapidità di adattamento biologico alle trasformazioni dell’habitat.

Gli agenti biologici procarioti di interesse per la valutazione dei rischi sono i microrganismi denominati batteri.
I batteri costituiscono di gran lunga gli organismi viventi più rappresentati sul pianeta, poiché colonizzano o parassitano organismi superiori ed ambienti in ogni latitudine.
Batteri
I batteri hanno una forma caratteristica, stabilita dalla conformazione dalla conformazione della parete batterica; essa varia all’interno di 3 forme principali che contraddistinguono altrettanti gruppi batterici. All’interno di questi gruppi, essi mantengono una relativa similitudine nell’aspetto; le piccole o grande difformità all’interno del gruppo riuniscono i batteri in sottogruppi omogenei. Le tre morfologie base sono:
- Cocchi
- Bacilli
- Forme spirali.
Queste tre forme tipiche della cellula procariota possono subire delle lievi o più pronunciate modifiche all’interno delle diverse specie batteriche dove la lieve difformità diventa una caratteristica di quel gruppo batterico, oppure la maniera peculiare di aggregarsi delle cellule di un gruppo batterico diviene un elemento di distinzione e classificazione batterica.
Per quanto riguarda le dimensioni, invece, non si osservano decise differenze: i batteri sono i più piccoli rappresentanti degli organismi viventi, raggiungono solo le dimensioni di un millesimo di millimetro ( mm).
Processi patogeni esercitati dai batteri
Non tutti i batteri sono patogeni o sono associati ad un danno per la salute. La maggior parte dei batteri presenti sul pianeta non è associato con le malattie infettive umane anzi, spesso le loro esigenze ed il loro metabolismo non sono compatibili con le condizioni offerte dall’organismo umano o animale. Limitando l’osservazione ai batteri endogeni ed esogeni dell’essere umano è possibile discriminare fra i batteri che normalmente sono presenti nell’organismo umano ed in altri animali e che non sono dannosi per l’ospite, e quelli propriamente patogeni.
Alcuni batteri possono insediarsi, superficialmente o internamente ad un organismo, senza avere una particolare funzione o cagionare alterazioni metaboliche o funzionali, anzi talvolta la loro presenza risulta importante per la salute dell’individuo ospite e per la prevenzione di infezione da parte di specie o ceppi di agenti biologici patogeni.
I batteri presenti sulle mucose (orali, nasali, genitali, oculari, intestinali, ecc) vivono in simbiosi con l’organismo colonizzato e sono definiti più propriamente batteri saprofiti o batteri commensali. Solamente in specifiche condizioni, normalmente coincidenti con alterazioni funzionali, metaboliche o più spesso immunologiche dell’individuo umano o in concomitanza di particolari infezioni sistemiche o di un solo organo, i batteri cosiddetti saprofiti possono diventare, per quell’individuo, causa di una patologia infettiva.
Altri batteri, normalmente non patogeni, talvolta possono essere fonte d’infezione (in questo caso sono definiti opportunisti); tali batteri possono anche essere il risultato di ceppi mutati per cause diverse, non ultima la terapia antibiotica.
Comunemente, i batteri opportunisti possono raggiungere distretti organici normalmente sterili dove non devono competere con altri microrganismi per la colonizzazione del sito; questo, assieme ad altre possibili condizioni dell’organo occupato, favorisce lo stato patologico infettivo.
In tutte le manifestazioni infettive sostenute da batteri opportunisti, per il successo dell’infezione sono sempre molto importanti le condizioni di salute e quelle fisiologiche generali dell’organismo invaso.
Nell’organismo umano, i distretti occupati da una flora commensale o saprofita sono:
- La cute,
- I peli ed i capelli,
- Le mucose orali,
- Le mucose nasali,
- Le mucose oculari,
- L’intestino,
- Le mucose genitali sia maschili che femminili.
Gli altri distretti e organi sono ritenuti sterili.
Possiamo, quindi, affermare che la patogenicità di un microrganismo è un concetto relativo ed è la conseguenza di un bilancio fra lo stato immunitario del soggetto e la patogenicità o virulenza intesa come capacità di un organismo di moltiplicarsi all’interno di un organismo vivente.
La reattività di un agente infettivo è evidente quando si constata che un batterio innocuo per la maggior parte della popolazione è patogeno per alcuni soggetti sottoposti a trattamenti fisici (radiazioni ionizzanti), chimici (antiblastici) o colpito da malattie debilitanti o che deprimono il sistema immunologico.
I batteri patogeni attraverso diverse vie riescono a colonizzare un organismo; altri provocano il danno e la patologia con la produzione di tossine nel cibo che poi sono ingerite con il cibo contaminato.
I meccanismi di azione patogena dei batteri possono essere ricondotti a due forme principali:
colonizzazione di tessuti e cellule: questo fenomeno passa attraverso l’interazione del microrganismo e la superficie dell’organo in fase di colonizzazione. Questa fase si svolge in tre tappe che avvengono sulle mucose per i ¾ del totale delle infezioni:
- Associazione: in questa fase al batterio è permesso di stabilirsi molto vicino al tessuto da colonizzare, grazie alla presenza sulla superficie della cellula eucariota di proteine che sono associate a quelle espresse dalla cellula procariota.
- Aderenza: la cellula procariota aderisce a quella eucariota attraverso un “ligando” chiamato “adesina”. L’adesina si mette in stretta relazione con il recettore della cellula eucariota; questa interazione è molto specifica e ciò può spiegare la specificità di specie e d’organo di molti batteri.
- Invasione: i batteri dopo le prime due fasi sono adesi alla superficie cellulare ed in quella sede si moltiplicano. La successiva fase è quella della penetrazione, cioè dell’invasione. I batteri in grado di invadere i tessuti dell’ospite sono detti invasivi. La fase di invasione è molto complessa e prevede che il batterio abbia delle particolari capacità come quella di sopravvivere nel vacuolo dell’endocitosi durante la penetrazione.
Elaborazione di tossine, con danno sui tessuti o mediatori chimici per la modificazione della funzionalità degli organi: le tossine hanno una struttura chimica proteica (proteine semplici o complesse, a volte associate con glucidi e lipidi) o lipopolisaccaridica. Esse hanno un ruolo spesso decisiva nella patologia infettiva: la loro attività influisce su metabolismo cellulare provocando alterazioni che modificano il modo di funzionare della cellula, del tessuto o provocano variazioni che causano in tempo più o meno lungo la morte cellulare. Una prima classificazione delle tossine batteriche porta a dividerle, in considerazione alla struttura e alla posizione nella cellula batterica, in due gruppi:
- tossine endocellulari o endotossine: derivano dalla struttura chimica del microrganismo, in particolare esse sono rappresentate dal lipopolisaccaride che costituisce la porzione più esterna della membrana esterna dei batteri Gram negativi. La parte più importante di questa tossina corrisponde alla parte lipidica cioè al Lipide A. le endotossine formano un gruppo omogeneo dal punto di vista della struttura molecolare e biologica e manifestano la loro azione con la lisi della parete cellulare. Nell’organismo umano la lisi di grandi quantità di batteri Gram – produce una serie di sintomi a cominciare dal rialzo termico a cui seguono altri fenomeni più o meno importanti che possono anche arrivare al decesso del colpito.
- Tossine extra cellulari o esotossine: non derivano dalla struttura cellulare, sono sintetizzate all’interno della cellula batterica o dentro la spora e sono escrete totalmente dalla cellula batterica, vengono poi diffuse nell’ambiente circostante senza apparente lisi cellulare. Esse sono prodotte sia da batteri Gram + sia dai batteri Gram -, hanno una conformazione chimica proteica ma non sono fra loro omogenee per struttura, grandezza e qualità tossiche. Esse mostrano una tipicità specifica correlata al batterio che le produce, ed anche l’effetto prodotto è tipico di quel quadro infettivo. Altre volte la tossina è intracitoplasmatica e liberata solo con la lisi cellulare. La tossina prodotta da un batterio penetrato in un organismo, diffonde nei tessuti circostanti dell’ospite e raggiunge gli organi “bersaglio”, destinati a subire modificazioni funzionali e danni localizzati o estesi. In molti casi, nelle infezioni da batteri produttori di esotossine, non è determinante il livello della carica batterica né la diffusine dei batteri nell’organismo per l’evoluzione patologica. In altre tossinfezioni non c’è la penetrazione nell’organismo del batterio, ma solo della tossina.
Agenti inquinanti biologici non cellulari: i VIRUS
Le malattie causate dai virus sono conosciute fin dai tempi antichi, mentre solo in tempi relativamente recenti sono stati scoperti e riconosciuti gli agenti biologici che le provocavano. Uno dei motivi che ha impedito di evidenziare questi agenti durante i secoli passati, è dato dalle loro ridottissime dimensioni, inferiori agli 0.2 μm, limite del potere di risoluzione per il microscopio ottico.

Il virus è considerato un’entità biologica. Dal tempo della loro scoperta, molte sono state le discussioni se questo fosse o meno un essere vivente; oggi ragionevolmente si può sostenere che esso non sia un essere vivente, bensì un’entità biologica con caratteristiche di parassita obbligato. Per la sua semplicità organizzativa manca di tutte le strutture biochimiche e biosintetiche necessarie ad immagazzinare energia e replicare le sue unità costruttive, quindi è obbligato ad utilizzare quelle di una cellula vivente che obbligatoriamente deve parassitare.
La particella virale matura, nella fase extracellulare si presenta sotto forme diverse dette virioni e visibili al microscopio elettronico: sferiche, ovoidali, allungate, ecc.
Il virus è una struttura molto semplice: racchiusa in un involucro proteico contiene l’informazione genetica (acido nucleico) destinata ad integrarsi con il DNA della cellula ospite, per dirigerla alla sintesi di nuovi acidi nucleici virali ed i loro contenitori proteici.
La replicazione del virus entro la cellula ospite prosegue fino a determinarne la morte; la successiva lisi cellulare libera i nuovi “virioni” generati entro la cellula, i quali diffondono per parassitare altre cellule dell’individuo ospite infettato.
I virus hanno una struttura molto semplice composta da:
- Un acido nucleico (DNA o RNA) che porta l’informazione genetica;
- Un involucro proteico che racchiude l’acido nucleico, protezione detto capside;
- Alcuni virus possiedono ulteriori involucri e strutture, sopra quello proteico, detto pericapside;
- Taluni virus (Batteriofagi) godono di strutture atte ad iniettare il genoma entro la cellula da parassitare.
Dal punto di vita morfologico possiamo distinguere i virus in 4 tipologie fondamentali:
- Elicoidali
- Poliedrici
- Dotati di rivestimento
- A struttura complessa.
Le dimensioni dei virus possono variare da un massimo di 200 – 300 nm ad un minimo di 20 nm.
La struttura spaziale rotondeggiante è quella maggiormente rappresentata nei virus; tuttavia ci sono agenti aventi:
- Forma sferica non regolare (Poxvirus, Paramixovirus, Orthomixovirus);
- Forme rotondeggianti più o meno regolari, in conseguenza della presenza del pericapside, anche se il capside ha una forma geometrica regolare (HIV, Herpesvirus);
- Forma rotondeggiante ma con una geometria regolare a icosaedro (Adenovirus);
- Forma elicoidale e molto allungata (virus del Mosaico del Tabacco);
- Forma allungata cilindrica, simile a quella di un proiettile (Rabdovirus);
- Forma complessa (Batteriofagi, virus parassiti delle sole cellule procariote batteriche, spesso con dipendenza parassitica specie specifica).
Processi patogeni generati dai virus
Tutte le patologie virali sono inscindibilmente legate al perfezionamento di tre eventi che devono avvenire in successivamente:
- L’infezione cellulare;
- La generazione di lesioni cellulari e tessutali;
- La manifestazione delle lesioni con alterazioni della funzionalità.
I risultati di queste fasi della patologia virale sono subordinati:
- Alle caratteristiche dei virus;
- Alle modalità di risposta dell’ospite in particolare quella immunologica.
In tutto il processo d’infezione è possibile distinguere alcuni stadi rilevanti che sono stati così distinti:
Adsorbimento: contatto fisico tra il virus e la cellula da infettare o la cellula bersaglio. Il virus, adsorbito sulla membrana cellulare, produce un legame stabile; a questa fase segue la penetrazione del virus nel citoplasma. Solo se c’è correlazione fra i recettori posti sulla membrana cellulare ed i recettori espressi dal virus può avvenire l’adsorbimento sulla membrana cellulare. Il virus per essere adsorbito deve trovare le cellule bersaglio, cellule specifiche verso le quali possiede uno specifico tropismo. Non tutti i virus penetrati nella cellula ospite sono in grado di riprodursi, ciò avviene solo nelle cellule dette permissive;
Penetrazione: quasi immediatamente all’adesione del virus alla cellula segue la penetrazione entro il citoplasma;
Denudazione: eventi che seguono la penetrazione del virus nella cellula. Una serie di enzimi litici idrolizzano il capside, liberando l’acido nucleico;
Replicazione del genoma e delle proteine virali: rappresenta una serie di eventi complicati e variabili, in dipendenza del virus coinvolto nella replicazione: l’intero processo è caratterizzato da tappe che accomunano tutte le replicazioni virali, ma in rapporto al tipo di struttura e composizione chimica del virus, in particolare al tipo di genoma, le singole fasi possono mostrare aspetti difformi. La replicazione virale consiste in:
- Sintesi di nuovo DNA ed RNA virale, a seconda dell’acido nucleico posseduto dal virus che si replica;
- Sintesi alle proteine virali costituenti il capside entro cui sarà racchiuso l’acido nucleico del virus maturo.
Ogni virus applica le proprie strategie replicative sfruttando gli enzimi e le strutture citoplasmatiche della cellula parassitata. Le fasi centrali della replicazione sono:
- Trascrizione del genoma virale;
- Traduzione dei messaggi in proteine;
- Replicazione del genoma virale.
Durante la replicazione, in generale, i virus producono due tipi di proteine:
- Precoci, di natura enzimatica e di regolazione, come le polimerasi;
- Tardive, strutturali, che andranno a formare il capside.
Maturazione: in questa fase è possibile distinguere l’assemblaggio e la maturazione dei virus provvisti di pericapside da quelli sprovvisti. Nella cellula parassitata sono assemblati tutti i nuovi virus. I capsomeri, aventi forma e struttura diversa secondo il virus, sono assemblati attorno all’acido nucleico ed insieme costituiscono quello che è definito il nucleocapside. Il montaggio dei virus può avvenire sia nel citoplasma sia nel nucleo della cellula, questo dipende dal tipo di virus implicato nel processo d’assemblaggio;
Liberazione dei virioni: il virione maturo è liberato dalla cellula parassitata con modalità diversa per le due forme di virus:
- Virus non dotati di pericapside: dopo il loro assemblaggio provocano la lisi cellulare seguita dalla liberazione contemporanea di tutta la progenie virale, che diffonde negli spazi circostanti.
- Virus dotati di pericapside: durante la replicazione alcune proteine virali deputate alla formazione dell’involucro vanno ad inserirsi su una delle membrane della cellula ospite; in questo modo il nucleocapside si avvicina alla membrana modificata, inizia il processo di gemmazione ed il virus fuoriesce avvolgendosi in parte nella membrana modificata ed acquisendo così il pericapside. Il nuovo virione acquisisce questo mantello di natura fosfolipidica e, dopo l’uscita, può andare ad infettare nuove cellule.
Tutti i virus liberati in qualsiasi maniera dalla cellula ospite potranno interagire con i recettori di altre cellule, diffondendo l’infezione.
Durante ogni fase dell’infezione virale i processi che si svolgono a carico della cellula infettata e del virus sono molto complessi; essi comprendendo non solo aspetti biologici ma anche aspetti di tipo fisico – chimico decisivi, in mancanza dei quali non è possibile il processo infettivo.
Patogenesi delle infezioni virali
Il virus penetrato può instaurare nell’organismo ospite rapporti molto diversi, e differenti possono essere le espressioni dell’infezione; tutti questi aspetti sono condizionati dalle qualità e particolarità dell’agente infettante e dalle condizioni fisiche ed immunologiche dell’ospite.
Con la penetrazione del virus nelle cellule permissive avviene la replicazione; essa può estendersi, tanto da divenire causa della malattia, oppure il processo infettivo può rimanere limitato e localizzato ai tessuti o all’organo infettato. In talune circostanze la riproduzione del genoma virale è limitata ed asintomatica consentendo al virione di diffondersi dopo più cicli di replicazione.
Nella situazione nella quale accade una disseminazione del virus nell’ospite, la diffusione è facilmente conseguita attraverso:
- La circolazione linfatica,
- La circolazione ematica,
- I fasci nervosi,
- La continuità cellulare.
la diffusione si può estendere a distanza, coinvolgendo gli organi ed i tessuti bersaglio e produrre, in questi ultimi, lesioni talora molto caratteristiche.
Organi bersaglio
Un organo anatomico o un tessuto specifico è eletto da determinati agenti virali ad organo bersaglio:
- Per la modalità di penetrazione;
- Per le capacità diffusive del virus;
- Dal tropismo cellulare e tessutale che dipende dalla presenza di strutture complementari tra gli agenti coinvolti;
- Dalla permissività del tessuto che compone l’organo alla replicazione virale.
Lesioni provocate dai virus
Le conseguenze dell’infezione virale si manifestano con lesioni anatomo – funzionali dell’organo contaminato. Le lesioni derivano direttamente dall’azione citopatogena provocata dal virus, indirettamente per le reazioni immunologiche dell’ospite, o dalla depressione della risposta immunitaria che l’infezione ha provocato.
In questo caso l’ospite immunologicamente depresso è soggetto all’infezione di innumerevoli agenti biologici che in circostanze normali non sarebbero in grado di costituire un rischio e invece in questa situazione rappresentano un rischio molto alto.
L’infezione virale dà inizio ad un evento che è suscettibile di sviluppi eterogenei con esiti, per il soggetto esposto, altrettanto diversi. È opportuno, perciò, elencare le possibili evoluzioni delle patologie correlate alla contaminazione virale.
- Infezione produttiva: dopo l’entrata del virus in una cellula sensibile o bersaglio si svolgono, in successione, gli eventi ed i processi prima analizzati che conducono alla produzione di nuovi virus. Questo rappresenta la normale evoluzione di un’infezione virale, con le conseguenti lesioni e le manifestazioni patologiche correlate all’agente infettante.
- Infezione restrittiva: talune cellule sensibili o bersaglio mostrano caratteristiche di permissività variabili durante la loro esistenza. Il virus penetrato nella cellula non è in grado di procedere alla sua replicazione se la cellula parassitata non si trova in specificate e determinate condizioni biologiche.
- Infezione abortiva: talvolta la cellula sensibile o cellula bersaglio non è interamente permissiva all’espressione del genoma virale. In queste circostanze il virus non si replica, ma esprime soltanto alcune proteine senza riuscire a dare origine a nuovi virioni.
- Infezione latente: l’acido nucleico dell’agente virale si integra in quello della cellula, ma rimane silente fino al verificarsi delle condizioni che permettono al virus di riattivarsi e di completare il ciclo di replicazione per dare un’infezione produttiva.
- Infezione persistente o cronica: il virus è presente entro una cellula permissiva, si replica molto lentamente e la cellula libera la progenie virale per lunghi periodi (mesi o addirittura anni). Dal punto di vista clinico questo tipo di manifestazione infettiva possiede degli aspetti sicuramente importanti, perché l’organismo parassitato, non manifestando la sintomatologia, è una fonte persistente d’infezione. L’infezione persistente o cronica rappresenta una condizione di parassitismo virale “controllato” che, a differenza dell’infezione latente, continua a produrre notevoli quantità di antigeni virali e di virus infettanti. L’infezione virale non provoca in questo caso danni letali alle cellule infettate che vanno incontro invece a danni provocati dalla risposta immunitaria dell’organismo infettato. Oltre alla persistente infettività nell’organismo parassitato, si può verificare un’evoluzione nel tempo della malattia infettiva oppure il procedere della malattia a lento o lentissimo decorso con lunghi periodi d’incubazione asintomatica. Le modificazioni indotte dalla infezione persistente possono indurre a mutamenti irreversibili di alcune funzioni specifiche della cellula, evidenziate da successivi quadri clinici.
- Infezione trasformante: si indicano con questo termine le modificazioni indotte nelle cellule infettate da virus detti oncogeni, che non portano alla morte cellulare ma procurano alterazioni non immediatamente degenerative che influenzano la produzione anomala e incontrollata delle cellule infette. Le cellule trasformate non possiedono il controllo dei loro processi replicativi, proliferano in maniera incontrollata, acquisendo caratteristiche anomale rispetto alle cellule originali sia dal punto di vista morfologico che genetico:
- Morfologia irregolare;
- Volume cellulare alterato;
- Anomalie cromosomiche.
Le alterazioni sono frutto di lesioni provocate dal sistema immunitario dell’ospite stimolato in maniera persistente dagli antigeni virali.
Infezione autolimitante: è inquadrata nelle infezioni produttive; può essere una malattia acuta con decorso generalmente molto breve a cui segue una guarigione senza complicanze.
Infezione autolimitante: è inquadrata nelle infezioni produttive; può essere una malattia acuta con decorso generalmente molto breve a cui segue una guarigione senza complicanze.
I batteriofagi
I batteriofagi sono dei virus che generalmente non sono implicati nelle infezioni umane, perché non hanno affinità con le cellule eucariote, ma solo con quelle procariote dei batteri, nei quali penetrano per utilizzare la cellula per la produzione di altri batteriofagi.
Pur avendo scarsa importanza nella valutazione del rischio biologico, è bene dare qualche informazione su questi agenti per evidenziare alcune differenze esistenti con i virus. I batteriofagi si differenziano dai virus per:
- Struttura, che è definita complessa;
- Modalità di inserimento dell’acido nucleico nella cellula procariota.
Nei restanti aspetti i batteriofagi sono simili agli altri virus:
- Possiedono un solo acido nucleico, DNA o RNA;
- L’acido nucleico è racchiuso da un capside proteico;
- Devono parassitare una cellula vivente per replicarsi.
Attraverso la parte centrale cava della coda transita l’acido nucleico nel momento dell’iniezione nella cellula procariota. Questa è la parte più evidente della differenza morfologica e funzionale fra virus e batteriofagi: i virus penetrano completamente con l’intero capside nella cellula parassitata mentre i batteriofagi prendono contatto e aderiscono saldamente alla cellula ed iniettano al suo interno l’acido nucleico che poi s’integra nel DNA della cellula, mentre il capside e le altre parti restano all’esterno. Dopo l’integrazione del genoma del batteriofago nel DNA cellulare, la cellula procariota è indotta alla sintesi dell’acido nucleico e delle proteine virali che, una volta assemblate con il genoma, costituiranno altri batteriofagi che usciranno per secrezione o per lisi della cellula.
Allergeni
Il D.Lgs. 81/08 inserisce fra gli agenti biologici, accanto a quelli cosiddetti infettivi (virus e batteri) ed a quelli infestanti (elminti e protozoi), anche quei composti (molecole, sostanze e cellule) in grado di provocare negli individui esposti reazioni allergiche.
Gli allergeni possono avere una struttura cellulare o meno, essere costituiti da una molecola unica o da un insieme di molecole di provenienza organica, da cellule eucariote che procariote, o di origine inorganica. Essi possiedono configurazioni strutturali e chimiche molto differenti tra loro, ma le azioni fisiologiche indotte sull’organismo umano sono invece molto simili.
Sono sostanze in grado di provocare una reazione allergica iperimmune. Generalmente sono sostanze innocue per la maggior parte degli individui, mentre sono pericolose per gli individui detti allergici nei quali la reazione immunologica produce manifestazioni più o meno serie quali asma, orticaria, eczema, rinite, bronco spasmo, febbre, ecc.
Le sostanze allergeniche penetrano nell’individuo in maggior misura attraverso le vie respiratorie provocando lì le maggiori patologie.
Gli allergeni più frequenti sono: pollini, feci degli acari domestici, forfora e peli di animali, spore di miceti.
Acari
Gli acari sono piccoli artropodi appartenenti alla famiglia Arachnida. Sono lunghi circa 300 μm e si nutrono di scaglie epidermiche, residui di cibo o muffe presenti nella polvere domestica.

Poiché assorbono vapore acqueo, la loro sopravvivenza dipende essenzialmente dall’umidità assoluta. La sopravvivenza allo stadio adulto richiede condizioni di umidità ambientale non più basse di 7 – 8 g/, che equivalgono ad una umidità relativa di circa 50% a 20°C. L’umidità interna è perciò la principale causa della presenza e della propagazione degli acari della polvere domestica, come confermato in numerosi studi (van Strien et al. 1994; de Andrade et al., 1995; Simpson et al., 2002; van Strien et al., 2004; Zock et al., 2006). L’umidità delle case quindi aumenta significativamente l’esposizione agli allergeni degli acari della polvere, perlomeno nelle popolazioni che vivono in climi miti e temperati.
L’allergia agli acari può essere lieve o grave. In entrambi i casi, i sintomi con cui si manifesta la reazione allergica interessano le vie respiratorie. Principalmente si verificano rinite o asma. In alcuni casi sono presenti arrossamento e gonfiore agli occhi, lacrimazione, congestione nasale e un senso di malessere generale fino, addirittura, a stati di ansia. Durante il processo allergico si può verificare il gonfiore e la conseguente irritazione delle vie respiratorie.
In alcuni casi, inoltre, l’allergia agli acari può provocare eczema atopico, arrossamento ed eruzioni cutanee. Ma anche arrossamento cutaneo e prurito a livello del viso e del cuoio capelluto.
Gli acari più frequentemente riscontrati in ambienti indoor appartengono al genere Dermatophagoides, le cui specie più diffuse in Italia sono D. farinae e D. pteronyssimus, altre specie piuttosto comuni sono: Euroglyphus maynei, Acarus siro, Lepidoglyphus destructor, Glycyphagus domesticus. Gli allergeni degli acari sono contenuti nel corpo e nelle feci di tali animali, e sono responsabili di patologie allergiche quali asma bronchiale e rino-congiuntiviti.
Animali domestici
Gli animali domestici rappresentano un’importante fonte di allergeni. Questi ultimi sono associati a peli, saliva, forfora e urina, soprattutto di cani e gatti.
Tra gli allergeni provenienti da animali domestici, sicuramente un ruolo di primo piano nelle patologie allergiche è svolto dal Fel d 1, l’allergene più potente del gatto.
Localizzato soprattutto sul pelo e in misura minore nella saliva, l’allergene del gatto è associato a particelle molto piccole (circa 2.5 μm), rimane attaccato ai vestiti, può essere trasportato facilmente da un ambiente all’altro e permane a lungo in una stanza anche in assenza dell’animale.
L’allergene del gatto provoca asma, rino-congiuntivite e patologie cutanee.
In uffici o altri ambienti chiusi di lavoro in cui è presente un proprietario di gatto si possono, quindi, raggiungere livelli di allergeni tali da provocare attacchi di asma in soggetti allergici.
La classificazione degli agenti biologici
Nel D.Lgs. 81/08, all’articolo 268, è definita una classificazione degli agenti inquinanti di natura biologica basata su 4 gruppi, distinti in base alle caratteristiche seguenti:
- Gravità del danno (virulenza e patogenicità) prodotto dall’eventuale azione dell’agente biologico;
- Facilità con cui l’agente biologico è trasmissibile da una fonte o serbatoio ad un soggetto recettivo;
- Esistenza o meno di vaccini per la prevenzione dalle malattie o terapie da effettuare dopo l’esposizione o in caso di malattia.
Gli agenti biologici sono suddivisi in gruppi così definiti:
Agente biologico del gruppo 1: presenta poche probabilità di causare malattie in soggetti umani.
Agente biologico del gruppo 2: può causare malattie in soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori. La sua propagazione nella comunità è poco probabile. Sono di norma disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
Agente biologico del gruppo 3: può causare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori; l’agente biologico può propagarsi nella comunità, ma di norma sono disponibili efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
Agente biologico del gruppo 4: può provocare malattie gravi in soggetti umani e costituisce un serio rischio per i lavoratori. Può presentare un elevato rischio di propagazione nella comunità; non sono disponibili, di norma, efficaci misure profilattiche o terapeutiche.
In caso di dubbio, nella classificazione di un agente biologico, questo deve essere catalogato sempre nel gruppo di rischio più elevato (art. 268 comma 2).
Dalla descrizione appare chiaro che gli agenti del gruppo 1 sono quelli che rappresentano il minor rischio di trasmissione e soprattutto gli effetti patogeni sono meno gravi; gli agenti del gruppo 4 sono i più temibili in caso d’esposizione sia per la maggior facilità di contrarre l’infezione sia per la gravità del danno sia per le difficoltà di instaurare una pratica terapeutica, poiché per questi agenti, di solito, mancano presidi farmacologici efficaci.
L’allegato XLVI del D.Lgs. 81/08 riporta l’elenco degli agenti biologici classificati, suddivisi come segue:
- Batteri e organismi simili
- Virus
- Parassiti
- Funghi
La classificazione riportata comprende esclusivamente “agenti di cui è noto che possono provocare malattie infettive in soggetti umani” sani; è inoltre evidenziato che gli agenti biologici “che non sono stati inclusi nei gruppi 2,3,4 dell’elenco, non sono implicitamente inseriti nel gruppo 1”.






